Musei, Uffizi: Eike Schmidt lancia altolà a nuovo governo, occorrono assunzioni

ANSA/ UFFIZI GALLERY PRESS OFFICE/ MAURIZIO DEGL’INNOCENTI

FIRENZE – Dopo i due anni durissimi della pandemia, i luoghi della cultura italiani tornano a riempirsi quanto e più del 2019, in prima fila proprio il museo fiorentino che già nel 2021 aveva festeggiato il primato del più visitato d’Italia. Anzi, da Roma a Milano, dalla Galleria Borghese a Pompei, crescono i visitatori e diminuiscono le file, si progettano nuovi ristoranti e caffetterie, si investe come non mai sulla ricerca. Un problema però c’è ed è quello di un personale “ovunque ridotto all’osso”, spiega all’ANSA Eike Schmidt, da quasi sette anni alla guida del museo più famoso e gettonato del Paese. Un nodo nevralgico da affrontare subito, assicura, “altrimenti si chiude”.

Impossibile rimandare, dice lo storico dell’arte tedesco arrivato in Italia nel 2015 – la nomina è proprio del 18 agosto – con il primo concorso per i direttori dei musei ad autonomia speciale lanciati dalla riforma Franceschini. “Autonomia speciale o sarebbe meglio dire autonomia parziale”, sottolinea lui pacato. Perché la riforma ha cambiato in meglio tante cose, ma le piante organiche dei musei autonomi rimangono di pertinenza dell’amministrazione centrale e i direttori manager su questo non hanno potere di intervento.

“Quella delle risorse umane è la sfida più grande che si troverà ad affrontare chiunque col nuovo governo dovrà occuparsi della politica per la cultura”, ribadisce il direttore. Che guarda al futuro con una miriade di progetti, di eventi, di mostre e di nuove aperture a Firenze e non solo, grazie al successo degli Uffizi diffusi. “In un periodo in cui l’offerta museale cresce e i visitatori tornano ad aumentare, il numero degli addetti nei musei continua a contrarsi”, fa notare, rivelando di aver appena ricevuto una circolare del Mic che riduce di un ulteriore 9% l’organico delle Gallerie. Un tema, si sa, è anche l’invecchiamento del personale: solo alle Gallerie degli Uffizi dal 2013 al 2022 sono andati in pensione 166 addetti a fronte di 34 nuovi ingressi totali (un numero che tiene conto dei 15 vigilanti vincitori di concorso che arriveranno a Firenze a settembre). Il bilancio in negativo è quindi di 132 unità, delle quali 67 nel settore della vigilanza. Una carenza drammatica e, secondo Schmidt, “sicuramente condivisa da molti altri musei, archivi, biblioteche” che porta il direttore alla convinzione che “con l’attuale modello non c’è la possibilità di una gestione efficace ed efficiente del personale”.

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