Salvini ruba la scena alla Meloni: “Basta Fornero, poi flat tax e Ponte sullo Stretto. Migranti? torneremo a far rispettare i confini”

Matteo Salvini durante il vertice dov’è stata messa a punto l’agenda di governo della Lega (Foto ANSA)

ROMA – Gioca d’anticipo su Giorgia Meloni, il vicepremier Matteo Salvini. Lasciando intendere che non svolgerà il ruolo da ‘junior partner’ in modo remissivo, ma anzi, in qualche modo, detta una sua agenda economica, in modo autonomo rispetto alla coalizione. Che cosa c’è nel Salvini pensiero? Subito abolizione della Legge Fornero, quota 41, flat tax al 15% e pace fiscale. Ponte sullo Stretto: “Costa più farlo che non farlo”.Migranti: “Bisogna tornare a far rispettare i confini”.

AMMIRAGLIO – Salvini pianta i suoi paletti nel corso di una riunione con i massimi esperti della Lega, compreso il neoministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti. Anche dalle sue prime azioni da ministro delle Infrastrutture, emerge la volontà del ‘Capitano’ di incidere su ogni versante, non solo su quello delle grandi opere, si pensi al Ponte sullo Stretto, ma anche su quello della sicurezza e della lotta all’immigrazione clandestina. Non a caso ha incontrato l’Ammiraglio Nicola Carlone, comandante generale della Guardia Costiera, un corpo che, ricorda la Lega, “vanta un personale con 10.800 donne e uomini e centinaia di uffici e comandi in tutta Italia”. Come dire, un piccolo ‘esercito’ a sua disposizione pronto a battersi per “tornare a difendere i confini”, spiega a “Porta a Porta”, proprio come fece quando era al Viminale. Ma anche per dare come acquisita la delega sui porti. Un attivismo che cade alla vigilia del voto di fiducia a Montecitorio, in quello che si annuncia il “Meloni day”, il momento in cui il Presidente del Consiglio raccoglierà i frutti del suo successo elettorale. Dal resto della maggioranza nessun commento ufficiale, ma trapela irritazione per una condotta che viene definita quanto meno irrituale. C’è chi pensa che sia solo il modo con cui si punta a rovinare la festa al premier, di occupare la scena.

IDENTITA’ – Ovviamente, da parte della Lega, nessuno pensa di voler lanciare alcun ultimatum a un governo che non ha ancora assunto alcuna decisione. “Era una riunione di partito – minimizza il leghista Claudio Borghi rivolto agli alleati – e penso che anche loro facciano riunioni coi vari dipartimenti. Riunioni sull’economia ne abbiamo sempre fatte, avremmo dovuto sospenderle per l’occasione?”. Ma al di là delle schermaglie dialettiche è chiaro che la Lega vuole spingere forte l’acceleratore su alcuni temi identitari che hanno segnato la sua campagna elettorale a cui nessuno vuole mettere in secondo piano, ora che sono al governo: si pensi alla versione hard della flat tax, da sempre poco gradita a Fratelli d’Italia, alle misure sulla carta costose, come la pace fiscale e la riforma delle pensioni. Ma anche immigrazione e autonomia.

VESPA – Il mantra è fare presto, ma anche bene: “Abbiamo un governo scelto dagli italiani, ma – spiega Salvini sempre nel salotto di Vespa – la fiducia non è illimitata. Ci sono state delle fibrillazioni ma l’idea di Paese è chiara: riforma, giustizia, pensioni”. Pressing, appunto, anche sul fronte dell’autonomia: Il ministro agli Affari Regionali, Roberto Calderoli, annuncia di aver già sentito nel week end tutti i governatori e che, dopo la fiducia, inizierà “una serie di incontri con le delegazioni di tutte le Regioni”.

ZAIA – Anche il Presidente del Veneto, Luca Zaia, spinge per far presto: “Lega, FdI e Forza Italia, hanno tutte sostenuto con convinzione il referendum, quindi per un fatto di coerenza l’autonomia dovrà vedere la luce con questo governo. La dovrà vedere in fretta visto e considerato che per 5 anni abbiamo lavorato e ci siamo confrontati con 5 governi diversi”. Insomma, tutti elementi di una strategia da parte della Lega che punta a mettere pressione sul Presidente del Consiglio alle prese da subito con scelte importanti, già nella prossima legge di bilancio. Una prima uscita che potrebbe essere un piccolo antipasto di quella che sarà la linea della Lega nel nuovo esecutivo. 

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