Iran: calciatore arrestato per “propaganda contro lo Stato”. Sotto shock l’allenatore Stramaccioni. Monito ai nazionali in Qatar

Mahsa Amini

La repressione della polizia, in Iran, non si ferma dasvanti a nulla. Il regime è ferito dalle contestazioni, comprese quelle dei calciatori. A farne le spese è stato Voria Ghafouri, star del pallone iraniano, finito in carcere con l’accusa di aver “insultato e infangato la reputazione della nazionale e di aver fatto propaganda” contro lo Stato.

NAZIONALE – Lo hanno arrestato dopo un allenamento con il suo club, il Foolad Khuzestan, davanti al figlio di 10 anni. Un segnale inequivocabilmente indirizzato ai giocatori iraniani impegnati nel Mondiale in Qatar, che contro l’Inghilterra si sono rifiutati di cantare l’inno: non c’è tolleranza per chi critica il regime. Non c’è spazio per la solidarietà ai manifestanti delle proteste che infiammano il Paese da oltre due mesi, dopo la morte di Mahsa Amini, la giovane deceduta il 16 settembre mentre era in custodia della polizia per non aver indossato correttamente il velo. La pena, al ritorno a casa, sono le manette, se non peggio. “Ho parlato con amici a Teheran, Ghafouri è stato arrestato davanti al figlio maggiore di 10 anni. E la moglie è preoccupatissima, come tutti noi”, ha raccontato Andrea Stramaccioni, dicendosi “scioccato” per l’arresto del suo capitano quando allenava l’Esteghlal di Teheran, nel 2019.

CRITICHE AL GOVERNO – Prima di militare nel Foolad, Ghafouri ha giocato infatti nella principale squadra iraniana, ma il suo contratto è stato risolto a luglio scorso, secondo alcuni per le sue ripetute critiche al governo. Trentacinque anni, origini curde, simbolo per autorità, intelligenza e fair play ed ex membro della nazionale, Ghafouri non è nuovo a frizioni con le autorità della Repubblica islamica. E dai suoi social media ha fortemente sostenuto le recenti proteste nel Paese, anche visitando le aree popolate dai curdi per esprimere solidarietà alle famiglie delle vittime della repressione. Ghafouri non è il primo grande nome dello sport iraniano ad essere coinvolto nella repressione: anche il calciatore Hossein Mahini è stato arrestato a ottobre per aver sostenuto le proteste, per poi essere rilasciato. Ma con un passato di 28 presenze nel ‘Team Melli’, com’è chiamata la nazionale, dalle stanze del potere di Teheran devono aver pensato che Ghafouri avesse il profilo perfetto per mandare un messaggio chiaro a Doha e a tutti gli sportivi iraniani impegnati nel mondo: basta con i capelli al vento delle atlete nelle competizioni internazionali, basta con le bocche chiuse durante l’inno e con le condoglianze alle famiglie delle vittime della repressione.

REPUBBLICA ISLAMICA – Perché la nazionale iraniana di calcio non può essere la “voce del popolo”, deve essere la voce della Repubblica Islamica. Un Paese che da mesi incassa la condanna internazionale per quella che sembra essere una repressione senza fine. A dimostrarlo sono numeri sempre più tragici: centinaia i morti, secondo le ong. E l’Onu ha conteggiato almeno 14.000 persone arrestate dall’inizio delle proteste, compresi bambini. Una cifra “impressionate”, che evidenzia “una vera e propria crisi dei diritti umani” nel Paese, ha affermato da Ginevra l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Volker Türk, parlando di “una situazione insostenibile”.

ITALIA – Tanto che il Consiglio dei diritti umani Onu ha autorizzato un’inchiesta internazionale per far luce sulle repressioni con una risoluzione co-sponsorizzata anche dall’Italia. Una “missione conoscitiva” è stata quindi predisposta, ma gli esperti internazionali avranno poche possibilità di potersi recare in Iran, a causa dell’opposizione di Teheran. Lo stesso Alto commissario Türk ha riferito che la sua richiesta di visitare l’Iran è finora rimasta lettera morta.

QATAR – Intanto, ‘the show must go on’ per il Team Melli in Qatar, dove le polemiche sui diritti umani sono all’ordine del giorno e non riguardano solo l’Iran. Alla vigilia della partita contro il Galles, il ct Carlos Queiroz ha chiesto “rispetto” per la storia del Paese e non è voluto entrare nel merito della delicata posizione politica dei suoi giocatori. Che dopo l’arresto del loro compagno Ghafouri, dovranno scegliere cosa fare: tornare in riga, o continuare la lotta. 

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