Pnrr Italia: governo orientato a chiedere modifiche alla Ue, come faranno anche altri Stati

ROMA – Il governo apre ufficialmente il capitolo della revisione del Pnrr o, meglio, della sua ridiscussione con Bruxelles. Un piano B da costruire passo dopo passo. Si va verso una proposta di revisione – non tutto insieme ma opera per opera – per eliminare gli interventi che si dovessero rivelare irrealizzabili per eccesso di costi o per forti ritardi prevedibili sui tempi di realizzazione. E liberare così risorse destinate a progetti di investimento nel settore dell’energia, considerata la vera priorità oggi da Meloni.

Come ha rilevato il Sole 24 Ore, all’interno del governo fra alcuni ministri traspare la convinzione che l’attuazione del Piano predisposto da Draghi presenterebbe difficoltà, non nel raggiungimento degli obiettivi di fine 2022, per cui il cammino viene confermato abbastanza tranquillo, quanto per l’iter che dovrebbe portare nel 2023 all’aggiudicazione delle molte gare e all’avvio dei cantieri.

Le sinistre avevano già fin da prima delle elezioni contestato i propositi di alcuni partiti, poi diventati maggioranza, i quali prevedevano già una richiesta di modifica del pnrr italiano, elaborato quando ancora non era in vista la crisi energetica.
Dario Nardella, da sindaco di Firenze sta toccando con mano la gestione del Piano nazionale di ripresa e resilienza. E già a pochi giorni dal voto, al Corriere aveva detto: «Sono preoccupatissimo: la destra vuole cambiare il Pnrr, il che significa che perdiamo tutti i 220 miliardi del piano».
La stessa posizione assunta da Enrico Letta, segretario del Pd: “Il Pnrr non va rinegoziato. Vanno solo spesi i soldi che arrivano dall’Europa. Il governo Draghi ha rappresentato bene l’Italia, quelli sono soldi europei. Noi abbiamo il compito di spenderli bene“.

Ma adesso gli annunci, seppur non ufficiali, della Commissione europea sembrano mutare la situazione, visto che si attendono “nei prossimi mesi diverse richieste di emendamenti dei Piani nazionali di ripresa e resilienza, anche dell’Italia”. E’ quanto si apprende da fonti dell’esecutivo Ue, che prevedono che tali richieste “arriveranno nel primo trimestre dell’anno prossimo”. Al momento, si dice, l’Italia non ha ancora presentato una richiesta di revisione del Pnrr.

Martedì scorso, nel corso della presentazione del Pacchetto di autunno a Bruxelles, era emerso che al momento una richiesta di revisione del Pnrr era stata formalizzata alla Commissione solo dal Lussemburgo. Ma l’esecutivo europeo sembra prevedere l’arrivo di molte altre richieste nei primi mesi del 2023. E quindi, anche su questo versante, il governo italiano non sarà più isolato.

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