Omicidio Ciatti: udienza appello a Barcellona, pm chiede conferma condanna Bissoultanov a 15 anni

Cinzia, la madre di Niccolo’ Ciatti, il giovane ucciso a calci e pugni in discoteca a Lloret de Mar, sistema la sciarpa della Fiorentina sulla bara nella camera ardente allestita nella chiesa di Gesù Buon Pastore a Casellina, a Scandicci (Firenze), 19 agosto 2017. ANSA/ MAURIZIO DEGL’INNOCENTI

FIRENZE – Si è tenuta in mattinata a Barcellona, presso il Tribunale regionale della Catalogna, l’udienza d’appello nel processo spagnolo sul caso di Niccolò Ciatti, giovane italiano ucciso in un pestaggio in discoteca col calcio letale, decisivo a causarne la morte, tirato dal ceceno Rassoul Bissoultanov. Successe nel 2017, in una discoteca di Lloret de Mar davanti a centinaia di clienti.

In primo grado, Bissoultanov, oggi latitante, è stato condannato a 15 anni per omicidio volontario. Fu invece assolto il suo amico Movsar Magomedov, accusato dalla famiglia di Niccolò come complice del pestaggio. Nel corso dell’udienza d’appello, la famiglia Ciatti, rappresentata dai legali Francesco Có e Agnese Usai, ha chiesto l’aumento della pena per Bissoultanov mentre la difesa di quest’ultimo vuole la derubricazione da omicidio doloso a omicidio colposo.
Da parte sua, il pm ha chiesto la conferma della pena a 15 anni (il minimo previsto per omicidio volontario in Spagna).
Bissoultanov, che in Spagna aveva già trascorso il massimo possibile di pena preventiva in carcere, scappò nel luglio scorso dopo la sentenza di primo grado. La corte del Tribunale catalano ora è chiamata a deliberare sul caso. La decisione tuttavia non è attesa oggi ma nei prossimi giorni.
Nel frattempo, riferisce l’avvocato Usai, la Spagna ha rigettato l’ordine di indagine europeo inviato dall’Italia per quanto riguarda il processo italiano sul caso, tutt’ora in corso. La motivazione del rigetto sarebbe l’applicazione del principio giuridico “ne bis in idem”, secondo cui una persona non può essere giudicata due volte per lo stesso fatto. I rappresentanti della famiglia Ciatti, tuttavia, dissentono da tale interpretazione: “Un giudicato c’è o non c’è e fino alla Cassazione la sentenza non è definitiva”.

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