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Nations League: Italia a Parigi con … Fagioli bollenti. E la stella Kayode: gol e assist. Mancini cerca conferme

Niccolò Fagioli (foto ACF FIORENTINA)

ROMA – Roberto Mancini e gli azzurri si godono la “resurrezione” turca. Dalla depressione ed i fischi
dell’Olimpico alla notte magica di Bursa. La verità sulla nuova Italia probabilmente sta nel mezzo e venerdì sarà la Francia a dire qual é la più aderente alla realtà attuale.

Resta l’altalena emotiva di una squadra a tratti inguardabile contro il Belgio e poi capace di far stropicciare gli occhi agli otre 7,3 milioni di telespettatori che l’hanno seguita su Rai1 contro la Turchia. Gioco veloce, tocchi di prima, intesa ritrovata e quattro reti in un colpo solo.

Oltre alla bella scoperta delle qualità – anche offensive – di Michael Kayode, che la Fiorentina non ha saputo vedere in anticipo e che invece ha golosamente intascato i 17 milioni della cessione al Brentford che, se vorrà, potrà fare una plusvalenza ricchissima rivendendolo, oltre a Kayode, dicevo, Mancini si è reso conto delle qualità in mezzo al campo di Niccolò Fagioli. Un faro, una mezz’ala, un uomo ovunque. Vanoli se lo sarà mangiato con gli occhi in Tv. Sarebbe folle, Mancini, se non lo schioerasse anche venerdì a Parigi, magari sempre in coppia con Tonali.

La figuraccia di Roma aveva sancito la necessità di una scossa immediata. La svolta è arrivata allo stadio Atatürk. Mancini ha sparigliato le carte, decidendo di schierare i fratelli Esposito: sia Sebastiano sia Pio dal primo minuto. Un evento storico: l’Italia non vedeva due fratelli titolari contemporaneamente addirittura
dal 1915, con Aldo e Luigi Cevenini.

Sebastiano, al suo debutto in Nazionale maggiore, ha portato imprevedibilità e dinamismo sulla fascia, mentre Pio ha agito da perfetto pivot offensivo – con 6 centri in 11 presenze é il migliore di sempre in azzurro, una media superiore a quella di Roberto Baggio -, servendo anche l’assist per la rete di Kayode.

La dedica finale alla nonna ha coronato una serata che rende meno tossiche le scorie della sconfitta con il Belgio. L’attaccante interista si è preso la scena, segnando, e un altro come Riccardo Calafiori lo ha fatto
regalando la maglia a un piccolo tifoso turco che ha aspettato sotto la pioggia prima di lasciarsi andare a una euforia incontenibile, il cui video ha fatto il giro del web.

L’Italia di Mancini ha ancora molta strada da fare, ma la sensazione è che stia finalmente trovando le sue basi per il futuro. La partita con la Turchia ha mostrato, soprattutto, i primi riscontri concreti sul percorso che il ct intende tracciare.

Questa sua seconda gestione si distacca nettamente
dalla prima: l’obiettivo non è replicare la formula, pur vincente, di Euro 2020, ma plasmare un’identità che si adatti ad un calcio sempre più intenso e fisico, fatto di rapide verticalizzazioni, ripartendo dal suo storico 4-3-3 come sistema di riferimento principale. Un percorso che viaggia sul binario
verde dei giovani. L’Italia ha bisogno di volti nuovi e Mancini ha dimostrato di non avere paura di metterli alla prova, inserendo in rosa ben nove esordienti nel corso delle ultime convocazioni.

Supportato da una struttura dirigenziale rinnovata che vede Claudio Ranieri nel ruolo di direttore tecnico del Club Italia, Mancini dispone del tempo e del materiale umano necessari per costruire un blocco solido. Verranno altri rovesci, ma le prime risposte indicano che la via del coraggio è quella giusta, e insieme l’unica praticabile, per riportare l’Italia ai vertici del calcio internazionale.

C’é un Europeo nel 2028 per rialzare la testa, costruire consapevolezza e fiducia. Poi, soprattutto,
un Mondiale nel 2030 che non può essere la quarta edizione di fila senza gli azzurri.


Sandro Bennucci

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