Zanonato, un sindaco per lo sviluppo

A oltre due mesi dalle elezioni, dopo che i politici hanno offerto un indecoroso spettacolo con le stucchevoli diatribe per l’elezione del Capo dello stato, il pisano Enrico Letta ha formato in 48 ore il nuovo governo. Fra le facce nuove mi piace ricordare Flavio Zanonato, neo ministro per lo sviluppo economico, che ho conosciuto quando è stato eletto nel 2006 sindaco di Padova, la città di cui ero prefetto.

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Matteo Renzi da Torriglia

Matteo Renzi rischia di fare la fine della Bella di Torriglia. Quella che, secondo un’antica filastrocca, tutti la vogliono ma nessuno se la piglia. Adulato e rincorso da molti, specie per il suo convincimento che la classe politica va rinnovata, anzi rottamata, ora si trova ad un importante bivio del suo destino pubblico.

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Repubblica presidenziale, atto secondo

Tutti (o quasi) entusiasti per il discorso di insediamento di Giorgio Napolitano alla presidenza della Repubblica per il suo secondo mandato. Ma Napolitano, per sorte o per volontà, sta spingendo l’Italia verso la repubblica presidenziale. Il primo atto è stata la creazione di un governo “tecnico”. Il secondo la sua rielezione. E non è finita.

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Gita domenicale modello 2.0

Sono le 7,30 del mattino. La sveglia dello smartphone mi tira giù dal letto con un brano dei Roxy Music del lontano 1974. Oggi giornata impegnativa ma piacevole, si va fuori città.
I bambini stanno ancora dormendo, ieri sera hanno preso sonno con una audiofiaba dei fratelli Grimm, “scaricata” da un blog per ragazzi che, naturalmente, ho messo tra i preferiti e riprodotta dal tablet di ultima generazione.

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Il colle più alto

Dopo una mattinata di appelli dei partiti che gli hanno chiesto la disponibilità a un secondo mandato, Giorgio Napolitano ha detto sì. Per la prima volta nella storia della repubblica un presidente è stato eletto per la seconda volta, ottenendo 738 voti; nel 2006 era stato votato a maggioranza assoluta dal centrosinistra con 543 voti.

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Tsunami nel Pd: impallinato anche Prodi

Il secondo candidato del Pd di Bersani, Romano Prodi, è stato anche lui impallinato sulla strada del colle. Dopo le entusiastiche dichiarazioni del mattino, dopo la riunione dell’Assemblea dei grandi elettori, nella quale il professore era stato acclamato all’unanimità, il segreto dell’urna ha dato invece esiti devastanti per il Pd.

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