M5s: pugno di ferro. Crimi annuncia l’espulsione dei 15 senatori dissidenti

E’ durissimo Vito Crimi. Annuncia: «I 15 senatori che hanno votato no alla fiducia saranno espulsi». Il capo politico del Movimento 5 stelle, in qualche modo sfiduciato da coloro che lo criticano, aggiunge: «I 15 senatori si collocano, nei fatti, all’opposizione. Per tale motivo non potranno più far parte del gruppo parlamentare del Movimento al Senato. Ho dunque invitato il capogruppo a comunicare il loro allontanamento, ai sensi dello Statuto e del regolamento del gruppo». 

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Governo Draghi: i posti di sottosegretario nel mirino dei partiti. Crimi vuole l’Editoria

Si annunciano momenti difficili per i giornalisti: Vito Crimi, capo politico dei 5 Stelle, vorrebbe la poltrona di sottosegretario all’Editoria. Crimi preme per avere l’Editoria, poltrona capace di offrire molta visibilità, anche per cercare di placare, con una delega pesante, i mal di pancia del Movimento. Che è in subbuglio, con una pattuglia di parlamentari pronti a non votare la fiducia. Per Draghi, nel giorno del giuramento, gli auguri dei leader stranieri e in particolare dalle istituzioni e delle cancellerie europee: lavoriamo per un’Europa più forte, hanno detto Angela Merkel ed Emmanuel Macron

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Governo: Conte ter si allontana. Sullo sfondo c’è Draghi. Scontro Renzi-M5S sui nomi dei ministri

Scontro frontale al tavolo di Roberto Fico, a Montecitorio, fra Italia Viva di Renzi e Movimento 5 Stelle. Con il Pd ancorato al Conter ter, ma costretto a prendere atto di un conflitto insanabile. Renzi spinge per arrivare al nuovo esecutivo entro la settimana e chiede subito un programma e un documento di sintesi. Propone anche la bicamerale per le riforme guidata dall’opposizione e insiste sul Mes, ma i Cinquestelle dicono no e rilanciano su reddito di cittadinanza, salario minimo, equo compenso e una riforma elettorale che reintroduca le preferenze. Fico cerca la quadra, ma è difficile che la possa trovare

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Di Maio non è più capo dei 5 Stelle. Fuga prima di un altro, possibile crollo elettorale. Reggenza a Crimi

Non un cenno di autocritica dopo le scelte che hanno portato il caso nel suo movimento e gravi problemi al Paese. «Di Maio è stato tirato per la giacchetta», ha detto il premier, Giuseppe Conte, Sfuggente anche il segretario del Pd, Nicola Zingaretti: «Credo che sul governo le dimissioni di Di Maio non avranno effetti. Sono segnali di un dibattito interno a M5s, che io rispetto»

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