Claudio Giardiello lo ha freddato senza pietà

Milano, strage al tribunale: il coraggio infranto di Lorenzo Alberto Claris Appiani, 37 anni, avvocato di origini elbane

di Domenico Coviello - - Cronaca

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Milano: al centro Claudio Giardiello, l'imputato omicida responsabile della strage al tribunale

Milano: al centro Claudio Giardiello, l’imputato omicida responsabile della strage al tribunale

MILANO – Terrore e sangue al tribunale di Milano. Un imputato per bancarotta, Claudio Giardiello, 57 anni, ha ucciso tre persone e ne ha ferite altre due. Poi è fuggito a bordo del suo scooter in direzione di Vimercate, a una trentina di chilometri di distanza, dove le forze dell’ordine lo hanno raggiunto e arrestato. L’ora della tragedia arriva alle 11 del mattino di oggi 9 aprile. «Hanno sparato! Hanno sparato!», si sente improvvisamente urlare nei corridoi del Palazzo di Giustizia, a due passi dal centro città. L’imputato Giardiello esplode ben 13 colpi di pistola, una Beretta, in due fasi successive.

Prima nell’aula al terzo piano dove è in corso il processo a suo carico per bancarotta: qui il killer uccide Giorgio Erba, coimputato per il crac dell’Immobiliare Magenta di cui Giardiello era socio di maggioranza, e il suo ex avvocato, Lorenzo Alberto Claris Appiani, 37 anni, la cui famiglia è originaria dell’Isola d’Elba e gestisce un’azienda agricola a Rio Marina, che nell’udienza di oggi era chiamato a testimoniare. Sempre in aula viene ferito Davide Limongelli, 40 anni, nipote e socio di Giardiello. Scendendo al secondo piano, l’assassino gambizza sulle scale Stefano Verna, commercialista testimone del processo sul fallimento. Poi tocca al giudice della sezione fallimentare Ferdinando Ciampi che in quel momento sta parlando con la sua cancelliera perché la stampante non funziona. Ha 75 anni, Ciampi, e a dicembre andrà in pensione. Ma la sua vita è terminata oggi, in modo violento: Giardiello ha fatto irruzione nella sua stanza e lo ha freddato con due colpi sotto gli occhi dell’impiegata.

Si scatena la caccia la killer. Decine di carabinieri e poliziotti lo cercano in ogni angolo del vasto edificio. Il personale viene invitato a restare chiuso nelle stanze, mentre gli ingressi vengono bloccati. Circa un’ora dopo, Giardiello viene bloccato a Vimercate, e ai carabinieri dice che avrebbe voluto ammazzare ancora un’altra persona nel suo paese “per vendicarsi”. Dopo un breve ricovero per un calo di pressione, decide di non rispondere alle domande dei magistrati.

L’inchiesta, condotta dalla Procura di Brescia (competente sulle indagini relative al tribunale di Milano), dovrà adesso chiarire come Claudio Giardiello sia potuto entrare in tribunale con una pistola. Le telecamere hanno ripreso il killer mentre parcheggiava il suo scooter in via Manara (accesso secondario del Palazzo di Giustizia) e mentre entrava dall’ingresso alle 9.19. «Dalle analisi dei filmati – ha detto il procuratore Edmondo Bruti Liberati – si vede che mostra qualcosa, evidentemente un falso tesserino di riconoscimento». All’ingresso di via Manara, ha spiegato ancora il magistrato, non c’è un metal detector, «perché si tratta di un ingresso riservato solo al personale, magistrati e avvocati».

Il Ministro della Giustizia Andrea Orlando ha assicurato che saranno individuate «eventuali falle nel sistema di sicurezza». Nel pomeriggio, magistrati e avvocati si sono riuniti in aula magna per ricordare con un minuto di silenzio le vittime. E mentre Vinicio Nardo, ex presidente della Camera Penale, ha ricordato le ultima parole del giovane Claris Appiani – «Vado a testimoniare, nella vita ci vuole coraggio» -, alcuni magistrati dell’Anm hanno evidenziato che il «clima mediatico poco simpatico» sulle toghe potrebbe avere influito sullo scempio di oggi. Di «falle evidenti nella sicurezza» ha parlato anche il premier Matteo Renzi. «Grande commozione» da parte del presidente della Repubblica Sergio Mattarella che ha chiesto «piena luce» sui fatti, perché «non abbiano a ripetersi». «Ai servitori dello Stato – ha aggiunto – va assicurato il massimo possibile della sicurezza».

Il giovane avvocato Lorenzo Alberto Claris Appiani, ucciso in tribunale a Milano

Il giovane avvocato Lorenzo Alberto Claris Appiani, 37 anni, ucciso in tribunale a Milano

«Quel che è accaduto al Tribunale di Milano lascia senza parole» ha dichiarato in post su Facebook il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, che ha inoltre ricordato come la famiglia di Lorenzo Alberto Claris Appiani, sia di origini elbane. «Alla sua famiglia, a quella delle altre vittime e dei feriti esprimo il mio commosso pensiero. In molti ci stiamo chiedendo: ‘Come è possibile entrare in Tribunale con una pistola?’. Occorre fare chiarezza».

Lorenzo Alberto Claris Appiani era stato l’avvocato di Claudio Giardiello e oggi era in aula come testimone nella causa per bancarotta contro l’uomo che lo ha ucciso sparandogli al torace. «Giardiello era stato cliente di mio nipote – ricorda lo zio della vittima, l’avvocato Alessandro Brambilla Pisoni – poi aveva iniziato a combinare disastri e lui ha smesso di seguirlo. Sapevo che oggi mio nipote era in aula come testimone in una causa penale perché Giardiello era stato denunciato». Claris Appiani, 37 anni, era figlio d’arte: sua madre, oggi in pensione, è un avvocato e la sorella è magistrato. Lui stesso era molto stimato per la capacità di analisi del diritto. Secondo quanto ha riferito la madre, l’avvocato Alberta Brambilla Pisoni, Lorenzo Alberto «anche dopo aver consultato l’Ordine degli avvocati, aveva deciso di dichiarare di volersi astenere, nel rispetto del segreto professionale, dalla testimonianza riguardo alle pratiche da lui patrocinate. È stato colpito prima di poter fare questa dichiarazione».

Domenico Coviello

Domenico Coviello

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