Dalle prime ricognizioni al volo su Vienna

Grande Guerra: 100 anni fa la nascita del potere aereo

di Gian Franco Camperi - - Cronaca, Lente d'Ingrandimento

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Bombardieri Caproni sul campo di Aviano

Bombardieri Caproni sul campo di Aviano

Cento anni fa, esattamente il 5 giugno 1915, un velivolo italiano effettuò la prima missione aerea nella Grande Guerra. L’Italia, appena entrata in conflitto contro l’Austria, disponeva di 75 aeroplani, tutti di costruzione straniera, una trentina di idrovolanti, 5 dirigibili e alcuni tra palloni sferici e palloni-osservatorio (Draken). I piloti di aeroplano erano circa 130, di cui solo una cinquantina ai reparti mobilitati; gli specialisti, tra motoristi e montatori, poche unità di più. Gli ufficiali osservatori una ventina.

ORIGINI – I mezzi aerei erano già gli «eredi» di quelli che, nati all’inizio del XX secolo, avevano mosso i primi passi nelle dimostrazioni nazionali di Roma-Centocelle (aprile 1909), di Brescia (settembre 1909), di Firenze-Campo di Marte (28 marzo – 7 aprile 1910) e di Milano (24 settembre – 3 ottobre 1910) e successivamente nelle operazioni belliche italo-turche in Libia (1911-1912).

OPERAZIONI – L’attività dei nostri reparti in volo iniziò fin dal primo giorno di guerra, con ricognizioni fotografiche nella zona di Podgora (Gorizia), effettuate dal tenente pilota Gaetano Coniglio e dal tenente osservatore Andrea De Bratti. Ma il 5 giugno la prima vera missione compiuta su Prvacina da un aereo della 7ª Squadriglia Nieuport.

RICOGNIZIONE – All’aviazione venne assegnato innanzitutto il compito della ricognizione, in passato svolto dalla cavalleria. La paralisi del fronte portò tale impiego a raffinarsi distinguendo tra la scoperta di movimenti di truppe, la direzione del tiro d’artiglieria, il monitoraggio di campi d’aviazione e basi navali anche molto lontane dal fronte, ma anche la ricognizione fotografica.

CACCIA – Era ormai chiaro che l’impiego dello spazio aereo e la supremazia sullo stesso erano determinanti in una situazione bellica. La caccia, la specialità più nota ed ambita, nacque dall’esigenza di contrastare i ricognitori e i bombardieri avversari. Dapprima, le limitate prestazioni dei velivoli disponibili e la mancanza di una rete di avvistamento resero improduttiva la difesa basata sulla sola reazione da terra agli allarmi.

MONOPOSTO – Le cose mutarono con l’arrivo dei primi monoposto, che abolendo l’osservatore, risparmiavano peso ed acquistavano un margine di velocità e manovrabilità sui biposto. Nel 1916, l’arrivo del Nieuport Ni. 11, detto «Bebè» per le piccole dimensioni, consentì di cogliere le prime vittorie della caccia italiana. La prima è colta il 7 aprile dal capitano Francesco Baracca, che abbatté un Brandenburg C 1 austriaco nel cielo di Medeuzza. Al Ni. 11 seguì il Ni. 17, più prestante, poi affiancato dagli Spad VII e XIII. Il tipo più diffuso è però l’Hanriot HD.1, sviluppato in Francia su specifica italiana e poi realizzato principalmente in Italia dalla Macchi. Da notare che gli scontri, solitamente risolti con duelli individuali, assurgono solo occasionalmente alla consistenza di vere battaglie aeree, come quella avvenuta il 26 dicembre 1917 nei cieli di Istrana, nel trevigiano, dove 16 caccia italiani e 4 inglesi sbaragliarono uno stormo di 25 bombardieri e 15 caccia tedeschi.

CAPRONI – I bombardieri trimotori Caproni, in versioni via via più evolute, sono tra i maggiori successi dell’industria bellica italiana; dopo aver operato con successo contro Lubiana, Pola, Cattaro, nei tristi giorni di Caporetto, i Caproni si trasformano in bombardieri tattici contro l’avanzata austriaca. Nelle ultime fasi della Grande Guerra vi operano anche equipaggi americani, addestrati a Foggia in base ad un accordo intergovernativo.

PIAVE – Fu poi nella battaglia del Piave del giugno 1918 che l’impiego della flotta aerea da caccia e di quella da bombardamento rappresentò l’elemento determinante del ripiegamento del nemico che aveva sferrato l’ultima offensiva.

VIENNA – Per la ricognizione a lungo raggio trovò utile impiego il nuovo aereo SVA, costruito dalla società Ansaldo di Genova e realizzato dagli ingegneri Umberto Savoia e Rodolfo Verduzio. Proprio undici SVA dell’87a Squadriglia, all’alba del 9 agosto 1918, dal campo di San Pelagio, in Veneto, compirono il memorabile raid su Vienna, a lungo propugnato da D’Annunzio. Per consentirgli di partecipare, lui medesimo alla missione, l’aereo pilotato da Natale Palli era stato modificato e il poeta portò a bordo quasi 400.000 volantini tricolori. Solo sette degli aerei arrivarono sopra il cielo di Vienna, tra i quali c’era il velivolo di D’Annunzio, che sganciò i volantini, scritti in italiano e tedesco. Fu un’operazione irrilevante dal punto di vista militare, ma ebbe conseguenze strepitose dal punto di vista psicologico e morale sulla popolazione della capitale dell’impero asburgico.

VITTORIO VENETO – Il 24 ottobre comincia la battaglia di Vittorio Veneto dove, a fronte di un’aviazione austriaca ormai allo sbando, tutte le specialità dell’aviazione italiana partecipano attivamente all’ultima lotta prima della gloriosa vittoria.Al momento dell’armistizio (Bollettino di Guerra n.1268), il 4 novembre 1918, le forze aeree del nostro Paese comprendono quasi 1800 velivoli, in linea sui fronti italiano, francese e greco-albanese e 26 dirigibili.

ASSI – Al nome di Baracca si erano ben presto affiancati quelli di Silvio Scaroni (26 vittorie), Pier Ruggero Piccio (24), Flavio Torello Baracchini (21), Fulco Ruffo di Calabria (20) e Ferruccio Ranza (17), tanto per citare l’inizio di un albo d’oro che, a fine conflitto, raggiunge i 45 nomi (tutti, tranne tre, del Regio Esercito) se si conteggiano solo gli aviatori considerati “Assi” per aver abbattuto almeno cinque aerei; duecento invece i protagonisti di un numero inferiore di vittorie.

AERONAUTICA – Il valore e le nuove capacità fornite dal mezzo aereo alle esigenze belliche, ma non solo, furono tali da far sì che venisse creata una Forza Armata dedicata al potere aereo: nacque così il 23 marzo 1923 la Regia Aeronautica, divenuta poi Aeronautica Militare dopo l’avvento della Repubblica il 2 giugno 1946.

 

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Gian Franco Camperi

Gian Franco Camperi

Generale di Divisione Aerea
Comandante Istituto Scienze Militari Aeronautiche - Firenze

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