Lo afferma una ricercatrice italiana

Migranti: nel 2016 almeno 500.000 persone sono entrate in Europa attraverso vie nascoste

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Politica, Top News

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ROSARNO: SEI ANNI DOPO RIVOLTA MIGRANTI, È SEMPRE EMERGENZAROMA – Mentre in Italia si susseguono gli arrivi di migranti e clandestini, e il Governo cerca di nascondere i numeri per non causare reazioni negative nella popolazione, un’insospettabile fonte, il giornale cattolico Avvenire, che rappresenta un’area certamente aperta all’accoglienza e contraria a ogni limitazione, riporta un’interessante statistica e analisi fatta da una ricercatrice italiana, ovviamente emigrata in Inghilterra, che dimostra come gli ingressi di migranti in Europa siano enormemente superiori a quelli indicati dalle statistiche ufficiali.

«Nel 2016 stimiamo che circa mezzo milione di migranti saranno entrati in Europa attraverso vie nascoste». Punta il dito contro le politiche europee fallimentari sulla gestione dei flussi migratori Marta Foresti, la ricercatrice italiana a capo di Odi (Overseas development institute) il centro studi di politiche globali e cooperazione con sede a Londra. Foresti snocciola i numeri dello studio realizzato dal centro britannico dal titolo “Migranti e rifugiati d’Europa”. «Dall’inizio della crisi migratoria, l’Unione europea ha speso circa 17 miliardi fra accordi bilaterali con i Paesi africani e rafforzamento dei controlli alle frontiere per bloccare i flussi – spiega Foresti -Ma tutto questo non è servito a fermarli».

Nel 2015 l’Europa ha registrato 1,1 milioni di arrivi regolari, registrati cioè dai salvataggi via mare nel Mediterraneo (fra Grecia, Italia e Spagna) e 1,7 milioni di richieste di asilo. Odi stima che nel 2016 ci saranno 330mila arrivi via mare e 890mila richieste d’asilo. Incrociando i dati di Acnur e Oim sui soccorsi nel Mediterraneo (330mila) e quelli di Euro-stat sulle richieste d’asilo (890mila), Odi evidenzia che c’è una differenza di 500mila persone in più.

Secondo il centro di studi britannico si tratta di migranti che raggiungono l’Europa attraverso i cosiddetti flussi nascosti, per lo più via terra, lungo la rotta balcanica, passando le frontiere in luoghi più isolati e meno controllati, oppure aiutati da passeur, nascosti su auto o tir, come spesso accade a Dover, in Gran Bretagna.

Ma arrivano anche in aereo, con passaporti falsi e visti temporanei. Questo tipo d’ingresso è cresciuto soprattutto negli ultimi anni con le compagnie low-cost ed è utilizzato dai migranti provenienti da Paesi con redditi medio-bassi. «Ad arrivare in aereo in Europa sono soprattutto i senegalesi» aggiunge la ricercatrice. I migranti entrano con passaporti falsi e visti di soggiorno temporaneo come ad esempio quello turistico che, una volta scaduto si trasforma in richiesta d’asilo. «Alcuni governi europei, come quello inglese, ad esempio – aggiunge la ricercatrice italiana – che mirano a controllare o ridurre i flussi d’ingresso con la chiusura delle frontiere rischiano di avere più arrivi attraverso rotte nascoste, con la conseguente e maggior difficoltà a gestire e controllare i flussi».

L’Europa, malgrado gli ingenti fondi destinati ad aiutare gli Stati di partenza e di transito dei migranti, si trova a gestire numeri maggiori del previsto. «Nel 2015, il 35% dei nuovi richiedenti asilo sono arrivati attraverso canali sommersi, in aereo, o con l’aiuto di scafisti di terra nascosti in auto o tiro percorrendo sentieri isolati. Nel 2016 questa percentuale è cresciuta al 60% – aggiunge Foresti – I muri e le restrizioni non sono efficaci, questa gente si muove lo stesso. Per questo motivo è necessario cambiare la strategia politica». Ma l’Europa, su questi temi, è praticamente divisa fra paesi che predicano l’accoglienza e la lasciano sulle spalle di pochi (Italia e Grecia), Stati che più onestamente dichiarano apertamente la loro opposizione (quelli dell’est, dell’ex blocco sovietico in particolare), mentre le istituzioni europee che dovrebbero governare il fenomeno non riescono a individuare e imporre una politica comune cogente che redistribuisca il peso fra tutti gli Stati. L’unica strategia finora tentata, quella dei ricollocamenti da Italia e Grecia, si è dimostrata un completo fallimento.

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

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