Un nuovo inghippo studiato dal legislatore per fregare le pantere grigie

Pensioni: Inps e Boeri ricalcolano assegni più elevati per tagliarli seguendo un nuovo metodo

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Lente d'Ingrandimento, Politica

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L’Inps sta ricalcolando al ribasso gli importi di molte pensioni, (quelle che Boeri considera d’oro oltre i 46.000 euro lordi annui), sulla base della verifica di quanto prendono attualmente – col metodo retributivo fino al 2011 e contributivo a partire dal 2012 – e di quanto prenderebbero calcolando l’importo col sistema retributivo per tutti gli anni maturati dall’assicurato. In sostanza, cadono sotto la mannaia tutti coloro che sono andati in pensione dopo il 2012, ma con effetto dal primo gennaio 2015.

Secondo lo schema della tabella sottostante, che riprendiamo dal sito specializzato persionioggi.it

Come si può rilevare i lavoratori interessati dai nuovi tetti sono solo coloro che cessano con un’anzianità anagrafica elevata e con retribuzioni medie superiori a circa 46mila euro annui, cioè superiori alla prima fascia pensionabile vigente nel sistema retributivo.

Costoro, infatti, non avendo nessun massimale sulle retribuzioni, riescono a valorizzare, con il sistema contributivo, l’intera cifra sulla terza quota di pensione (quota C) ottenendo, spesso una prestazione superiore a quella che sarebbe stata determinata con il secondo sistema di calcolo che, invece, prevede un abbattimento progressivo dei rendimenti al crescere della retribuzione pensionabile. Non viene esplicitata la percentuale di taglio che verrebbe attuata, ma si presume che come minimo vada dal 12% in su.

L’effetto del tetto è tanto più intenso quanto più elevata è l’età di cessazione dal servizio (ad esempio per i magistrati che fino a poco tempo fa andavano in pensione a 75 anni). Questo perché nel sistema contributivo l’importo della pensione cresce grazie all’attivazione di coefficienti di trasformazione calcolati sino al 70° anno di età. Infatti, come rilevato, nel tetto risultano coinvolti soprattutto magistrati, avvocati dello stato, professori universitari, dirigenti, e alte cariche dello stato che lasciano il servizio ad età avanzate con retribuzioni nell’ordine dei 100mila euro lordi annui. Mentre nessun effetto si registra per i pensionati che hanno chiuso il rapporto con retribuzioni inferiori a 40/50mila euro annui.

Altra novità in vista è l’effetto retroattivo. Il doppio calcolo si applica non solo ai trattamenti pensionistici che hanno decorrenza successiva al 2014, ma anche a quelli già liquidati in precedenza, con effetto dal 2015. I pensionati che sono usciti dal mondo del lavoro nel periodo 2012-2014 e che hanno beneficiato di un trattamento pensionistico di maggior favore con l’applicazione delle regole della riforma Fornero, dal 1° gennaio 2015 stanno ricevendo un prospetto di ricostituzione della pensione qualora l’assegno determinato con il secondo sistema di calcolo risulti inferiore a quello messo in pagamento.

I risparmi dovranno confluire in un apposito fondo gestito dall’Inps finalizzato a garantire l’adeguatezza delle prestazioni pensionistiche in favore di particolari categorie di soggetti che devono ancora essere individuati da un apposito decreto ministeriale. Categorie che evidentemente non avranno pagato sufficienti contributi e debbono quindi essere privilegiate dallo Stato tramite una sostanziale rapina ai danni dei vecchi pensionati facoltosi che hanno pagato contributi (e tasse) stratosferici per tutta una vita e che adesso vorrebbero solo godere di quella che sostanzialmente è una retribuzioni differita, accumulata con quanto versato via via nel corso della vita lavorativa.

Un altro scherzetto poco piacevole del Governo Renzi e del Presidente Boeri ai pensionati che godono di assegni più alti e che vengono continuamente e ingiustamente additati quasi come persone che sfruttano l’ente previdenziale e godono di trattamenti superiori a quanto versato. Invece calcoli effettuati dai sindacati, e gli stessi studi dell’Inps hanno dimostrato che più elevato è il trattamento e più elevata l’età pensionabile, tanto minore o addirittura inesistente o negativo sarà il gap fra quanto versato e quanto si sta ricevendo. Con buona pace dei detrattori e dei fautori dell’uguaglianza e livellamento ad ogni costo, degni delle migliori tradizioni dei vecchi paesi marxisti, ad economia collettivista.

 

 

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
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