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Il Ministro del Lavoro Elsa Fornero

“Cacciata dall’azienda perchè volevo far valere i miei diritti”

Il Ministro del Lavoro Elsa Fornero
Il Ministro del Lavoro Elsa Fornero

FIRENZE – Ha iniziato a lavorare in un’azienda fiorentina agli inizi di gennaio e nel giro di due settimane Francesca – il nome è di fantasia per rispettare la volontà della protagonista della storia di mantenere l’anonimato – è stata messa alla porta dal datore di lavoro; e, avverte “non mi sento affatto choosy” (riprendendo l’appellativo che il Ministro del Lavoro Elsa Fornero ha usato un pò di tempo fa per descrivere quello che a suo avviso è l’atteggiamento dei giovani di oggi nei confronti del mercato del lavoro). Francesca voglia di lavorare ne ha tanta, ma allo stesso tempo ammette di essere “stanca” di dover rinunciare ai suoi diritti “e di cedere all’evidenza che la meritocrazia in Italia latita”. “Le cose sono andate così: il capo non aveva intenzione di rispettare il contratto a progetto che entrambi peraltro avevamo firmato, chiedendomi di lavorare 8 ore al giorno e fare attività di desk come se si trattasse di un rapporto professionale subordinato. Quando però gli ho fatto notare che il suo comportamento era contrario a qualsiasi norma legale prevista dall’accordo sottoscritto ha preferito cacciarmi”.

Non si tratta sicuramente di un episodio isolato, ma Francesca ha avuto il coraggio di denunciarlo; tant’è che ha da poco avviato le dovute pratiche legali. “Questo accade – commenta – perchè c’è scarsa informazione e perchè oramai il contratto a progetto rappresenta una formula sempre più abusata dai datori di lavoro”. “Quando mi è stato fatto il colloquio – aggiunge la ragazza – tante cose non mi sono state dette tra cui il fatto che avrei dovuto lavorare full time. Sicchè, ogni mattina dalle 9 fino alle 6 del pomeriggio ero lì, di fronte ad una scrivania ad inserire dati in tabelle excel nella speranza che prima o poi avrei iniziato a dedicarmi interamente al progetto, che avrei quantomeno imparato qualcosa e continuato ad investire sulla mia formazione. Per quanto poi? 300 miseri euro al mese; cifra alla quale, peraltro, secondo dati matematici forniti da uno studio commerciale, avrebbero dovuto corrispondere 12 ore alla settimana di lavoro e non le 40 che effettivamente lavoravo”.

Facciamo dunque un pò di chiarezza. Per chi fosse a digiuno delle ultime novità sui recenti contratti del lavoro, la nuova riforma Fornero (legge n.92 del 2012), che è intervenuta a modificare la disciplina delle collaborazioni coordinate e continuative a progetto fornendo alcuni chiarimenti sui requisiti che tali contratti devono avere, non lascia spazio alle interpretazioni: il progetto deve essere specifico e, inoltre, deve essere collegato funzionalmente ad un risultato finale. E’ necessaria, poi, un’individuazione e una descrizione dettagliata del contenuto; infine il progetto non può assolutamente  comportare lo svolgimento di compiti meramente esecutivi o ripetitivi come nel caso di Francesca; e il collaboratore deve lavorare in totale autonomia anche operativa, senza vincoli d’orario.

“Dopo l’entrata in vigore della Riforma Fornero – spiega la dipendente di un ufficio di consulenza del lavoro – difficilmente consiglio alle aziende di stipulare contratti a progetto a meno che non ci siano le condizioni ideali per metterli in pratica. E’ sempre stata una formula abusata – conferma – soprattutto quando si tratta di definire la retribuzione che nella maggior parte dei casi è inferiore ai minimi previsti dal Contratto del Lavoro. E’ bene che chi è alla ricerca di un’occupazione si consulti con qualcuno del settore, un professionista insomma e non accetti passivamente quello che gli viene proposto. Suggerisco ai giovani di non abbandonare mai il senso critico” o, tuttalpiù, di seguire l’esempio di Francesca a cui auguriamo buona fortuna.


stefania ressa

Giornalista

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