Esplosione di retorica nei moderni talk-show

di stefania ressa - - Cultura, Lente d'Ingrandimento

C’è il rischio che le quotidiane trasmissioni di intrattenimento politico si trasformino in un mero atto retorico. Tale l’avrebbe definito Aristotele che con il linguaggio dei moderni talk-show ha più a che fare di quanto pensiate.

Rimarrete sorpresi nel sapere che molti degli aspetti ricorrenti nella neo tv hanno attinto al filosofo greco e a uno dei lavori che l’hanno reso celebre e sorprendentemente attuale: la Retorica, che notoriamente si fonda sulla tecnica di persuasione attraverso il linguaggio e sulla ricerca di un metodo che regoli e controlli i modi pubblici dell’agire comunicativo.

Dalla retorica non si esce perché essa è coestensiva del discorso dell’uomo, che si basa appunto sulla continua e costante costruzione di strategie retoriche. E il talk show si presenta come una sorta di chiacchiera mista allo spettacolo, visto appunto come spettacolo delle opinioni, talvolta eterogenee, mediate dal conduttore che mira a creare una dimensione empatica in cui coinvolgere lo spettatore e che si rende portavoce di un sapere comune. Suscitando, dunque, quella identificazione fiduciaria che è tipica della neo tv. Consideriamo ad esempio programmi di informazione come Anno Zero (che ha abbandonato la piattaforma televisiva), l’Infedele, Porta a PortaBallarò.

Osservandoli con spirito critico noteremo che sono tutti legati da un file rouge che potremmo definire codice retorico. Un codice nuovo, indubbiamente, al quale Aristotele non aveva certo pensato ma di sicuro ricorrente. Ridondante. E che racchiude: il ruolo del presentatore, la forma dello studio, i colori predominanti, la posizione degli invitati e il pubblico. Seppur riconoscibile si tratta di pura e semplice persuasione: i contenuti delle trasmissioni che siamo soliti guardare sono scarni, alle volte inesistenti. A prevalere piuttosto è l’apparente confusione della realtà, l’effettiva (forse intenzionale) confusione del conduttore; una apparente diversità che in realtà è una sostanziale conformità; e – dulcis in fundo – apparente obiettivo strategico di informare che però si traduce, il più delle volte, nel reale obiettivo di intrattenere spettacolarizzando attraverso risse (in alcuni casi dichiarate esplicitamente).

In definitiva ci troviamo di fronte a quello che è qualificabile come un imbroglio perché la premessa implicita “sarai più informato su..” è contraddetta dai fatti seguenti: non è specificato con precisione il tema, non sono definiti i ruoli interni alle trasmissioni e i criteri di selezione dei partecipanti e del pubblico; non sono, infine, indicati gli obiettivi. Il rischio è che a farla da padrone sia la massificazione del pensiero a cui viene continuamente imposto un certo tipo di informazione al quale corrisponde un netto abbruttimento qualitativo che va annientato. Sì, perché la guerra che stiamo combattendo da qualche anno a questa parte è prettamente culturale e la persuasione che la neo tv esercita sulle nostre menti propinandoci una massa immensa di dati, parole e immagini, è il cancro della società contemporanea, di un pubblico sempre più passivo fruitore o consumatore. Eppure la massa non è amorfa; se al suo interno non si distinguono i diversi tipi di destinatario si ottengono, o si rinforzano, processi ed effetti negativi su diversi piani alimentando contemporaneamente l’idea che una nazione moderna possa andare avanti anche solo sulla base di idee, invece che di analisi e piani. In questo senso appaiono illuminanti le parole di T.S. Eliot: Dov’è la conoscenza che abbiamo perso nell’informazione. Dov’è la saggezza che abbiamo perso nella conoscenza.

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stefania ressa

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Giornalista
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