Concorsi e fondi di ricerca: nessun beneficio dalla riforma

Mala università: perché ora è peggio di prima

di Lucia Lazzerini - - Cultura, Lente d'Ingrandimento

Studenti universitari con il problema dell'affitto

Studenti universitari

Dopo aver dato un’occhiata alla farsa degli esami, passiamo a un altro punto delicato, quello del reclutamento dei docenti. Primo gradino: il concorso per ricercatore a tempo determinato. In passato era possibile fare il ricercatore a vita: vinto il concorso, si entrava in ruolo e si poteva andare avanti tranquillamente fino alla pensione. Anche senza ricercare alcunché e senza pubblicare un rigo. Ora, scaduto il tempo determinato, o si hanno titoli per l’idoneità a professore associato o si deve mollare il posto.

I concorsi per ricercatore non sono nazionali, ma vengono banditi dai singoli Dipartimenti: la selezione di base dei docenti (è ben noto quanto sia importante «mettere un piede»: è il primo accesso lo scoglio più arduo) si fa dunque, com’è sempre avvenuto, a livello locale. E le stranezze – c’era da aspettarselo – non mancano. Eccone una. Il dipartimento di Diritto pubblico, internazionale e comunitario dell’università di Padova bandisce un concorso per un posto di ricercatore di Diritto costituzionale. Il bando è pubblicato sulla GU n. 52 del 2-07-2013. Ma poco dopo la pubblicazione nella GU, arriva un decreto rettorale che sospende per 6 mesi, senza alcuna spiegazione, la procedura concorsuale (GU n.62 del 6-8-2013). Un candidato vuol vederci chiaro e chiede copia del decreto rettorale, che gli viene negata: l’accesso è differito al momento in cui la procedura sarà riaperta. Il nostro non demorde e fa ricorso alla Commissione per l’accesso agli atti amministrativi. Il 23-10-2013 la Presidenza del Consiglio gli comunica che il suo ricorso è stato respinto. L’università aveva i suoi buoni motivi per negare l’accesso. Però, a questo punto, i buoni motivi saltano fuori: «Sulla procedura selettiva sono in corso delle indagini penali, il cui buon andamento potrebbe essere inficiato dall’ostensione». Peccato che la procedura selettiva non fosse neppure iniziata! E meno male che siamo nella patria del diritto, in un prestigioso dipartimento dove quel diritto s’insegna ai più alti livelli.

Altro argomento scottante: l’attribuzione dei fondi di ricerca. Questo è un caso che riguarda l’ambito umanistico, e in particolare la filologia romanza. Per ottenere i finanziamenti ministeriali, i docenti di uno stesso settore devono riunirsi in gruppi, ognuno dei quali presenta un progetto di ricerca. Il progetto (PRIN) sarà sottoposto alla valutazione di specialisti, rigorosamente anonimi, che decideranno se finanziarlo o respingerlo. Accade che tra i gruppi partecipanti a un certo bando PRIN solo un progetto sia promosso (e iperfinanziato); tutti gli altri vengono bocciati. Erano forse confusi o poco interessanti? No: anzi, a detta di molti, quello vincente non spiccava per originalità. I professori premiati erano forse più bravi? No: per prestigio internazionale e produzione scientifica, gli altri non avevano nulla da invidiare ai prescelti.

Uno dei bocciati non ci sta. Ottiene l’accesso agli atti della procedura e scopre un pressappochismo scandaloso, con varie infrazioni alla procedura prescritta. A prescindere dal fatto che nessuno dei valutatori del Comitato di selezione (Cds) aveva competenze specifiche, uno di costoro, appartenente allo stesso ateneo del valutato, avrebbe dovuto astenersi; uno dei membri risultava assente a ben due riunioni, in patente violazione del principio di collegialità del giudizio; l’esame del progetto era stato frettoloso e inadeguato. Il bocciato fa ricorso al TAR del Lazio, che ovviamente non può che dargli ragione. Gli atti della procedura e la graduatoria del PRIN vengono annullati. Ma intanto, grazie a queste sommarie (e anche un po’ ridicole) valutazioni, progetti meritevoli sono stati ingiustamente scartati, mentre su un altro, favorito dall’eliminazione della concorrenza, sono piovuti quattrini a palate.

Nelle more della burocrazia giudiziaria, chi ha avuto ha avuto, e sarà dura ridistribuire con equità il pubblico denaro.

 

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Lucia Lazzerini

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