La manifestazione nel 1980 dei quadri e impiegati Fiat

«Anni spezzati»: la marcia dei 40.000

di Paolo Padoin - - Cronaca, Lente d'Ingrandimento

40.000

La marcia dei 40.000 quadri Fiat a Torino il 14 ottobre 1980

Dopo averci narrato le vicende di personaggi reali (Calabresi, Coco, Sossi), l’ultima parte della fiction Anni Spezzati (L’Ingegnere) presenta la storia di un dirigente Fiat, di nome Giorgio Venuti, inventato dagli sceneggiatori per rievocare la «marcia dei 40.000» del 14 ottobre 1980, autentica svolta nella lotta sindacale impressa da impiegati e quadri della Fiat stanchi del clima d’odio allora imperante in fabbrica.

STORIA – La storia, narrata con la variazione evidenziata sopra, costituisce un logico seguito di quanto avvenuto negli anni Settanta nel nostro Paese, anni di conquista per gli operai, ma anche anni durissimi. Crisi energetica, politica dell’austerity, crollo delle vendite dell’auto, e continui scioperi nelle industrie. Scioperi verso i quali i colletti bianchi diventano sempre più insofferenti. Gli impiegati vogliono entrare in fabbrica, ma i picchetti lo impediscono.

TORINO – Il clima economico e sociale a Torino e nell’Italia intera è rovente. Nel Nord in quel periodo si registra un’intensa attività dei terroristi. Il 29 novembre 1977 i brigatisti uccidono Carlo Casalegno, il vice direttore del quotidiano di casa FIAT, La Stampa. A Genova, il 24 gennaio 1979, viene ucciso un operaio dell’Italsider, il sindacalista della CGIL Guido Rossa. Le BR  lo accusano di aver denunciato un fiancheggiatore.  Una grave crisi del settore automobilistico sta costringendo la FIAT a tagliare drasticamente il personale, e alle azioni di partiti e sindacati si affianca la penetrante infiltrazione di movimenti terroristici, che trovano terreno fertile negli operai esasperati dagli scarsi successi ottenuti da chi li dovrebbe rappresentare. A pagare con la vita è Carlo Ghiglieno, dirigente FIAT assassinato a Torino da un commando terrorista. In questo clima la sceneggiatura della fiction immagina che l’ing. Giorgio Venuti riceva dal superiore Morvillo l’incarico di licenziare 61 operai ritenuti vicini al terrorismo. I sindacati si schierano con i licenziati; la tensione sale.

LICENZIAMENTI – Nell’estate dell”80, Umberto Agnelli – amministratore delegato FIAT – annuncia altri tagli. Subito arriva la reazione dei metalmeccanici, che annunciano lo sciopero generale. In questo clima Agnelli si dimette. Prende il suo posto Cesare Romiti, che non ha fama di mediatore; il suo insediamento è interpretato come un segnale che la FIAT vuole lo scontro. L’11 settembre 1980 vengono annunciati 14.469 licenziamenti. Da quell’annuncio prenderanno il via i giorni più duri della lotta operaia alla Fiat di Mirafiori, i famosi 35 giorni.

I 35 GIORNI – La FIAT dichiara che ci sono 24.000 lavoratori in eccesso; di questi almeno 14.000 devono essere licenziati. La lotta sindacale si inasprisce. Il 27 settembre cade il governo Cossiga e la FIAT blocca i licenziamenti. Poco dopo però dà l’annuncio della cassa integrazione, a zero ore, per tre mesi di 24.000 lavoratori a partire dal 6 ottobre. Come risposta alla cassa integrazione, il Consiglio di fabbrica di Mirafiori approva una mozione che dà il via al presidio di tutti i cancelli e chiede alle confederazioni di proclamare uno sciopero generale. Dai primi giorni di ottobre i picchetti davanti agli stabilimenti FIAT rendono  impossibile per chiunque entrare in fabbrica.

LA MARCIA DEI 40.000 COLLETTI BIANCHI – Il 14 ottobre 1980 il Coordinamento dei capi e quadri FIAT convoca un’assemblea al Teatro Nuovo di Torino. I colletti bianchi non si limitano a discutere; dal teatro esce un corteo silenzioso che percorre le vie cittadine. Una manifestazione di massa che passa alla storia come la «marcia dei 40.000». In testa Luigi Arisio, riconosciuto come il leader della protesta. L’impatto simbolico è evidente. I 40.0000 marciatori sfilano in silenzio, con pochi cartelli graficamente ben scritti, procedono ordinatatamente per le vie del centro con le loro giacche, cravatte, soprabiti.

RIBELLIONE – Si tratta di un avvenimento che ha rappresentato una pagina importantissima nel mondo del lavoro; nessuno, né i sindacati né i partiti politici lo aveva previsto. La marcia degli impiegati della FIAT lascia il segno: all’annuncio del corteo la FIAT, seduta al tavolo delle contrattazioni a Roma, non firma l’accordo che prevede la cassa integrazione a rotazione, voluta da governo e sindacati, a favore degli operai. Gli operai sosterranno che era stata la dirigenza FIAT ad organizzare la manifestazione, chiamando gli impiegati uno per uno. Ma, pilotata o no, la marcia dei 40.000 ha costituito il segno evidente della ribellione, il grido di dissenso di una maggioranza, fino ad allora rimasta silenziosa, contro una situazione giudicata insostenibile a causa delle posizioni estreme assunte dalle parti in causa.

CETO MEDIO – Anche oggi riscopriamo in molte occasioni nuove marce dei 40.000: le proteste del ceto medio, di artigiani, commercianti, impiegati, che si sentono tartassati dal livello di tassazione giunto a livelli troppo elevati e vedono in pericolo la sopravvivenza della loro attività. Oggi si definiscono forconi o comitato del 19 dicembre. Le motivazioni non sono le stesse, per fortuna il terrorismo interno è stato debellato e le cause del disagio sono prevalentemente sociali ed economiche. Ma occorre, ora come allora, prestare molta attenzione a questo tipo di proteste che si svolgono in maniera civile, ma riflettono una situazione e uno stato d’animo di esasperazione che può portare, alla lunga, anche ad azioni estreme.

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Paolo Padoin

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già Prefetto di Firenze
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