Intesa fra amministrazioni, volontariato, cittadini

Sicurezza: no alle ronde, sì al modello Firenze

di Paolo Padoin - - Cronaca, il Blog di Paolo Padoin, Lente d'Ingrandimento

Controllo notturno in piazza Santa Croce a Firenze

Controllo notturno in piazza Santa Croce a Firenze (foto Firenze Post)

In previsione della campagna elettorale per le amministrative, che coinvolgeranno Firenze e molti altri comuni d’Italia, tornerà probabilmente d’attualità la questione della sicurezza. Si discuterà sicuramente della prevista riduzione degli organici delle Forze di Polizia in ossequio alla spending review, del ruolo delle polizie locali, della partecipazione dei cittadini alle attività di sicurezza, con le conseguenti polemiche sui progetti di ronde o simili.

PARTECIPAZIONE – Sono innanzitutto convinto che una partecipazione e un apporto più incisivo della polizia locale sia estremamente utile, così com’ è auspicabile la collaborazione dei cittadini, con determinati limiti e modalità, all’azione delle forze dell’ordine. La pubblica sicurezza richiede una visione strategica e unitaria, scevra da divisioni e incertezze, proprio perché l’esigenza di assicurare al tempo stesso libertà e garanzie ne rende inevitabilmente complessa la gestione. In uno scenario del genere la legislazione ha aperto nuovi spazi per gli amministratori locali.

ORDINANZE – Ricordiamo tutti l’ampio risalto di due fenomeni; il primo le ordinanze dei sindaci in materia di sicurezza urbana (molte delle quali criticate per la loro originalità), il secondo le c.d. ronde organizzate spontaneamente (talvolta spintaneamente per iniziativa di movimenti politici) dai cittadini. A Firenze uno dei precursori dell’utilizzo delle ordinanze di sicurezza, prima ancora che fosse approvata la legge in materia, è stato Graziano Cioni, detto «lo sceriffo». All’epoca assessore del nostro comune. Le sue ordinanze conto i lavavetri hanno fatto scuola e aperto la strada ai provvedimenti successivi di molti sindaci.

RONDE – Quanto alle ronde si tratta di fenomeni non recenti. Le prime ronde, allora dette padane, furono iniziate dalla Lega Nord in Lombardia già nel 1977. Da prefetto di Pavia ricordo che alcuni comuni si mobilitarono per fronteggiare una raffica di furti ad opera di alcune batterie di ladri, provenienti da altre province e in particolare dal territorio di Milano. I mass media mi considerarono il prefetto più «rondato» d’Italia ma, una volta venuti in loco e constatato che la situazione era abbastanza tranquilla, compresero che le Forze dell’ordine, con la collaborazione dei sindaci, della polizia locale e dei cittadini, avevano sostanzialmente il controllo della situazione. Stesse vicende mi sono capitate successivamente a Padova e a Torino, segno che in dieci anni la sensibilità dei cittadini per la sicurezza non era cambiata.

CONTROLLO – Veniamo a Firenze che, auspice il precursore Cioni, aveva per prima indicato una soluzione legale, attraverso l’esercizio dei poteri del sindaco, volti alla soluzione di alcuni problemi di degrado che infastidivano non poco i cittadini. Anche recentemente, alla fine del 2013, quando le statistiche hanno evidenziato un aumento di furti in abitazione, erano arrivate sul tavolo del Prefetto di Firenze, Luigi Varratta ipotesi e proposte che vedevano impegnati i cittadini in prima persona nella sorveglianza della città. Si andava dall’istituzione di sentinelle  all’utilizzazione del personale del servizio civile, passando per gli angeli, i militari ed i pensionati. Varratta, con molto buon senso, osservò: «In questi giorni la mia scrivania è piena di proposte per combattere il degrado ed affermare la legalità. Sono disposto ad esaminarle tutte con i soggetti interessati a partire dal Comune fino alle forze dell’ordine». Opinione condivisa dall’allora Procuratore della Repubblica di Firenze Giuseppe Quattrocchi che precisava: «Non sono favorevole alla partecipazione diretta dei cittadini se questo significa fare le ronde. Il cittadino deve sentirsi cives deve avere la capacità di sapere che il suo contributo è un momento essenziale dell’accertamento dei fatti e se questi fatti sono reato anche del perseguimento dei fatti di reato».

ANGELI – Pareri ispirati ovviamente al buon senso, ma soprattutto al rispetto delle prerogative di ciascuno e della legalità. Del resto un’iniziativa riconducibile non alla volontà d’istituire ronde, ma al controllo sociale del territorio era stata già avviata fin dal 2010, quando il sindaco Matteo Renzi lanciò un progetto di decoro urbano, sfociato successivamente nell’iniziativa denominata «gli angeli del bello», con l’obiettivo di ridurre il degrado. L’attività doveva svolgersi seguendo un percorso condiviso tra Comune, Sovrintendenza, Quadrifoglio, vigili urbani e i cittadini. Per questo partecipavano associazioni di volontariato, sportive e culturali.

MODELLO – Questo modello, una volta perfezionato, può diventare il modello Firenze. Un modello che, anche quando ero prefetto della città, coinvolgendo istituzioni e associazioni di volontariato, ha gestito con attenzione, metodo e sensibilità l’emergenza profughi e l’emergenza casa senza far esplodere conflitti sociali. Un modello che, partendo proprio dalla sinergia tra amministrazioni e volontariato, estesa anche alle categorie economiche e sociali interessate, può operare in ambito di sicurezza, ma anche in ambito sociale per venire in aiuto a tante persone in difficoltà.

Occorre recuperare il possesso del territorio, collaborare con le Forze dell’ordine che debbono continuare a garantire, nei limiti del possibile, una presenza visibile delle divise nelle zone più esposte. Dovrebbero essere estese le reti di controllo tecnologico che possono fornire indicazioni utili per la repressione e la prevenzione di reati. In tal modo i cittadini avrebbero una sensazione di più accentuata sicurezza, anche se la situazione attuale non presenta aspetti di criticità accentuata. Sarà, come sempre, essenziale l’azione coordinata delle forze dell’ordine, alle quali dobbiamo doverosamente rivolgere un ringraziamento e un apprezzamento per l’opera continua che svolgono con sacrificio e professionalità. Questo è il sistema di sicurezza che preferiamo, seguendo lo slogan che fu coniato per la Festa della polizia nel 2011: «C’è più sicurezza, insieme». Uno slogan che racchiude anche il concetto, per noi fondamentale, di vicinanza alla gente e della gente, e indica con chiarezza i fattori indispensabili di una strategia vincente che riesca ad assicurare alla società il massimo risultato in questo campo.

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Paolo Padoin

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già Prefetto di Firenze
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