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Università: meno iscritti, più laureati disoccupati

di Paolo Padoin - - Cronaca, il Blog di Paolo Padoin, Lente d'Ingrandimento

Studenti universitari con il problema dell'affitto

Solo il 30 per cento dei diciannovenni si iscrive a un programma di studi di livello universitario. I dati sono quelli del Rapporto di AlmaLaurea, presentato a Bologna al convegno «Imprenditorialità e innovazione: il ruolo dei laureati». L’indagine del consorzio, che riunisce 64 atenei del nostro Paese, ha realizzato un’analisi comparata delle ultime sei generazioni che sono passate in questi anni per le aule universitarie e ha coinvolto oltre 450mila ragazzi.

ISCRIZIONI – Il dato sulle iscrizioni del 2012 allontana in partenza l’obiettivo fissato dalla Commissione Europea per il 2020, ovvero il raggiungimento del 40% di laureati nella popolazione tra i 30 e i 34 anni. Ad oggi in Italia, nella popolazione tra i 25 e i 34 anni, solo il 21% ha infatti un titolo di istruzione di terzo livello, contro il 59% del Giappone, il 47% del Regno Unito, o il 43% di Francia e Stati Uniti. L’Italia è ben al di sotto della media Ocse (39%) e di quella dell’Ue a 21 (36%).

DISOCCUPAZIONE – Dal 2008 a oggi la quota dei laureati che cerca impiego senza riuscirci è infatti più che raddoppiata. In alcuni casi come quello di architetti, medici, veterinari e di chi esce da giurisprudenza, è addirittura triplicata. Allora circa il 10 per cento dei laureati rimaneva senza impiego, chi più chi meno, a seconda del tipo di facoltà. Oggi quelle cifre sembrano davvero di altri tempi. Nel 2013 i disoccupati, a un anno dal conseguimento del titolo, sono saliti al 26,5 per cento, per i laureati triennali; al 22,9 per cento, per gli specialistici; al 24,4 per cento per i magistrali a ciclo unico.

Dati negativi che si aggiungono a quelli pubblicati recentemente sulla disoccupazione giovanile in generale, arrivata quasi al 42%. Il Governo presenterà a breve il Jobs Act, uno dei principali progetti del premier  Matteo Renzi per rilanciare l’occupazione. Occorre far presto perché i nostri giovani sono sempre più sfiduciati e esasperati. Ne va del futuro del nostro paese.

 

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già Prefetto di Firenze
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