Si replica martedì 20 maggio

Opera di Firenze, trionfo del belcanto con «Roberto Devereux»

di Rosetta Migliorini Fissi - - Cultura, Eventi

La soprano Mariella Devia

La soprano Mariella Devia

FIRENZE – Trionfo del belcanto ieri sera 18 maggio all’Opera di Firenze con la recita del donizettiano «Roberto Devereux o il Conte di Essex». Trionfo in particolare per il soprano Mariella Devia, nell’impervio ruolo di Elisabetta, che ha concluso il suo ciclo fiorentino delle Regine Tudor: dopo il memorabile concerto del 2011 in cui cantò le arie finali delle tre regine, ha eseguito al Teatro Comunale nel 2012 Anna Bolena e nel 2013 Maria Stuarda.

L’esecuzione della Devia si è mossa dalla dolcezza elegiaca alla gelosia, dalla regalità alla femminilità offesa , dallo sdegno al delirio . Nell’interpretazione in forma di concerto che mette in luce anche le minime mende vocali , la Devia con la sua voce cristallina perfettamente impostata, ha superato en souplesse le ardue difficoltà della partitura ed ha insieme dato vita alle sfumature del complesso personaggio. Infine, con la sua interpretazione dell’allucinato assolo che conclude il Devereux, ha letteralmente ipnotizzato il pubblico, che l’ha premiata con lunghe ovazioni.

Il tenore Celso Albelo , specialista del repertorio del primo Ottocento, si è segnalato per la voce elegante ed omogenea come per gli squillanti acuti , soprattutto nelle arie di Roberto nella scena del carcere del III Atto. Nel ruolo di Nottingham il baritono Paolo Gavanelli ,che ha sostituito l’indisposto Gabriele   Viviani, ha puntato essenzialmente sulla generosità del volume vocale. In quello di Sara, Chiara Amerù, forse più un soprano falcon che un autentico mezzosoprano, dopo qualche iniziale nota poitrinée ha trovato la giusta misura nel prosieguo dell’opera.

Il direttore Paolo Arrivabeni, supportato dell’orchestra del Maggio in forma smagliante, ha saputo cogliere sia   il notevole impatto drammatico che le sezioni liriche della partitura donizettiana.

Gaetano Donizetti si accinse alla composizione del Devereux (su libretto di Salvatore Cammarano) nell’estate del 1837, poco tempo dopo la tragica perdita di un figlio e della amatissima moglie VIrginia. L’opera, che conclude la trilogia delle Regine Tudor, andò in scena con grande successo al Teatro San Carlo di Napoli il 28 Ottobre di quell’anno . Sempre al San Carlo nel 1964 la ripresa con Leyla Gencer, segnò la rinascita novecentesca dell’opera, caduta nell’oblio alla fine dell’800.

Protagonista della prima assoluta fu il mitico soprano   Giuseppina Ronzi De Begnis .   L’altrettanto celebre Giulia Grisi lo fu della première parigina nel 1838 al Théatre Italien.

 

Si replica martedì 20 maggio, ore 20.30
Opera di Firenze – Viale Fratelli Rosselli, 7 Firenze

Roberto Devereux o Il conte di Essex 

  • Tragedia lirica in tre atti
  • Libretto di Salvatore Cammarano
  • Musica di GAETANO DONIZETTI
  • Edizione: Casa Ricordi, Milano
  • Opera in forma di concerto
  • Direttore Paolo Arrivabeni – Maestro del coro Lorenzo Fratini
  • Orchestra e coro del Maggio Musicale Fiorentino
  • Elisabetta Mariella Devia
  • Il duca di Nottingham Paolo Gavanelli
  • Sara, duchessa di Nottingham Chiara Amarù
  • Roberto Devereux, conte di Essex Celso Albelo
  • Lord Cecil Antonio Corianò
  • Sir Gualtiero Raleigh Gabriele Sagona
  • Un paggio – Un famigliare di Nottingham Davide Giangregorio

 

TRAMA

ATTO I

Nel palazzo di Westminster Sara, moglie infelice del Duca di Nottingham e segretamente innamorata di Roberto Devereux, conte di Essex, piange oppressa da dalla tristezza. Entra Elisabetta, che ama ancora Roberto e ricorda la passata felicità. Il conte è stato accusato   dai Pari di alto tradimento, ma ad Elisabetta preme soprattutto di sapere se egli le   è rimasto fedele sul piano sentimentale. Nel colloquio tra i due, Devereux allontana da sé l’ingiusta accusa mossagli dai Lord , ma dal suo maldestro comportamento la sovrana comprende che egli si è innamorato di un’altra donna , della quale egli non rivela il nome. In preda alla gelosia Elisabetta medita propositi di vendetta. Il Duca di Nottingham, incontra Devereux e si dice pronto a difendere il fraterno amico. Gli confida poi che Sara è dominata da una per lui incomprensibile tristezza. Durante la notte il conte si reca negli appartamenti di Sara che accusa di infedeltà , ma Sara gli rivela che ha dovuto sposare Nottingham per volere di Elisabetta e si mostra gelosa della Regina. Devereux si disfa allora dell’anello che un tempo Elisabetta gli aveva donato. Sara , nel dirgli addio , gli dona a sua volta una sciarpa azzurra da lei ricamata.

ATTO II

I Pari hanno emesso un verdetto di condanna , che Lord Cecil comunica ad Elisabetta. Sir Gualtiero Raleigh , che ha arrestato Devereux all’alba , mostra alla sovrana la sciarpa che il conte portava indosso e che non voleva consegnare. Elisabetta , dinanzi alla prova inconfutabile di questo evidente pegno amoroso, sentendosi tradita , è presa dall’ira, e , alla richiesta di Nottingham di non promulgare la condanna ,oppone un netto rifiuto. Quando Roberto è condotto dinanzi a lei, ella lo accusa di averle mentito e gli mostra la sciarpa. Nottingham , riconosce la sciarpa di Sara e comprende di essere stato tradito dalla moglie e dall’amico. Elisabetta chiede al conte il nome della rivale se vuole salva la vita.   Roberto rifiuta .Elisabetta firma la sua condanna a morte..

ATTO III

Sara riceve una lettera in cui Devereux le chiede di portare alla regina l’anello , sua unica possibilità di salvezza. Sara vorrebbe raggiungere subito Westminster , ma Nottingham la sorprende e   ordina alle guardie di chiuderla in una   stanza, affinché essa giunga al palazzo solo quando la condanna a morte del conte sarà stata eseguita. In carcere Roberto   attende inutilmente l’arrivo della grazia. Giungono invece le guardie per condurlo al patibolo. Elisabetta attende che le sia consegnato l’anello per poter così salvare la vita a Roberto . Giunge Sara , ed Elisabetta ordina l’immediata liberazione di Devereux, ma un colpa di cannone annuncia la morte del conte di Essex . Elisabetta incolpa Sara di essere giunta troppo tardi, ma Nottingham se ne assume la responsabilità . I due vengono condannati. Sconvolta dal dolore   , e in preda ad   un allucinante delirio ,in cui vede i fantasma insanguinato di Roberto, Elisabetta rinuncia al trono.

 

 

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