L'adozione decisa dal Consiglio regionale coi voti della maggioranza di centrosinistra

Toscana, sì al piano del paesaggio. Insoddisfatti i cavatori del marmo, ma anche Confesercenti e Confcommercio

di Ernesto Giusti - - Economia, Politica

Il consiglio regionale toscano

Il consiglio regionale toscano

FIRENZE – La protesta contro la Regione non si è dissolta con l’approvazione del piano paesaggistico da parte dell’assemblea di Palazzo Panciatichi. Al contrario, sia intitolari delle aziende, sia i lavoratori del marmo, i cavatori, temono che il provvedimento voluto dall’assessore all’urbanistica, Anna Marson, ideologicamente vicina ad Alberto Asor Rosa, finisca per limitare l’attività estrattiva in modo devastante.

Il piano, che riguarda non solo le zone di reguio del paesaggio toscano ma anche i paesaggi delle periferie, delle zone industriali anche degradate, dei bacini fluviali, è passato con il voto della maggioranza guidata dal Pd. Forza Italia si è astenuta. Voto contrario, invece, da Fratelli d’Italia, Udc, Più Toscana-Nuovo centrodestra. In realtà è passata solo l’adozione del piano. Entro 60 giorni potranno essere presentate le osservazioni, poi il piano tornera’ in aula per l’approvazione definitiva.

Per quel che riguarda le attività estrattive nel territorio del parco delle Apuane, la disciplina prevede che non sia ammessa l’apertura di nuove cave nell’area di protezione interclusa al parco sopra i 1.200 metri. È invece consentita, a determinate condizioni, la riattivazione delle cave dismesse da non oltre venti anni e l’ampliamento di quelle esistenti a precise condizioni: non devono determinare un incremento dei piazzali in quota, se non per opere strettamente funzionali all’apertura di nuovi ingressi in galleria; non devono aver bisogno di opere infrastrutturali, che causino modifiche irreversibili ai luoghi; non devono interessare fronti di escavazione a quote superiori a quelle autorizzate, salvo specifiche individuazioni nei piani attuativi.

Non basta: i comuni, nell’ambito del procedimento di autorizzazione, dovranno accertare che le attività estrattive non interessino aree integre, né rinaturalizzate e non tocchino sentieri, percorsi e punti panoramici individuati nella pianificazione territoriale. Il Consiglio regionale, al termine dei lavori, ha anche approvato una mozione bipartisan che impegna l’Assemblea ad approvare definitivamente il piano entro la fine della legislatura.

Ma Confcommercio e Confesercenti Toscana si dichiarano «non del tutto soddisfatte» per i contenuti del Piano. In particolare «per le parti che riguardano la programmazione delle medie e grandi strutture di vendita». Apprezzabile, secondo una nota congiunta delle associazioni di categoria, «la conferma degli strumenti di programmazione delle grandi strutture e delle aggregazioni di quelle medie visto che la recente sentenza della Corte Costituzionale demanda ogni forma di pianificazione alla normativa urbanistica. Sentenza che ha destato molta preoccupazione».

Per questo aspetto, continuano Confcommercio e Confesercenti, avrà un ruolo fondamentale anche «la modifica della legge 1/05 sul governo del territorio, ovvero la attuale proposta di legge 282 all’esame della Sesta Commissione e che, nella stesura attuale, riteniamo tendente ad una liberalizzazione troppo spinta, escludendo le Associazioniimprenditoriali da ogni forma di partecipazione nella formulazione degli atti di programmazione delle Pubbliche Amministrazioni per gli insediamenti commerciali». A tale proposito «riteniamo indispensabile che questo aspetto venga recuperato non solo nella legge ma anche nel Pit in fase di approvazione definitiva».

Ma non  ancora tutto. Confcommercio e Confesercenti chiedono anche «con forza che le associazioni di settore vengano coinvolte nella pianificazione territoriale per l’individuazione delle aree dove le nuove strutture potranno andare ad insediarsi. Oltre a questo sarà di fondamentale importanza la regolamentazione del cambio di destinazione d’uso ed il riutilizzo del patrimonio immobiliare esistente, nelle aree urbanizzate e non solo, che dovra’ anch’esso essere oggetto diuna specifica programmazione anche di tipo funzionale. Ma la novità senza precedenti nelle nostre richieste è quella di destinare parte dei proventi derivanti alle amministrazioni locali da eventuali nuove aperture alla rivitalizzazione del commercio di vicinato, delle aree mercatali e dei centri commerciali naturali».

 

 

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Ernesto Giusti

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