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Iraq, Siria, Gaza, migliaia di civili uccisi: l’Ue e l’Italia che fanno?

Michelle e Barack Obama: solo gli Usa, finora, hanno aiutato le popolazioni perseguitate in Irak e Siria
Michelle e Barack Obama: solo gli Usa, finora, hanno aiutato le popolazioni perseguitate in Irak e Siria

ROMA – In questi ultimi mesi abbiamo assistito quasi imbelli a molti eventi bellici nel corso dei quali sono state colpite vittime innocenti. Prima in Siria, poi a Gaza e da ultimo in Iraq. Gli Stati Uniti sono intervenuti con la loro diplomazia, e nel caso dell’Iraq anche con i droni, mentre l’Europa è rimasta a guardare. E’ ben vero che non è ancora stato nominato l’alto rappresentante per la politica estera, ma qualcosa di più si poteva fare. Invece abbiamo assistito imbelli all’uccisione di migliaia di persone. Vediamo il caso più recente, quello dell’Iraq.  Molte delle vittime, tra cui donne e bambini, sono state sepolte vive, denuncia alla Reuters il ministro iracheno dei diritti umani Mohammed Shia al-Sudani. Circa 300 donne sono state rapite e ridotte in schiavitù.    
 
Intanto i bombardamenti americani sull’Iraq continuano. Obama mantiene le sue promesse e l’aviazione militare Usa ha annunciato di aver lanciato nuovi raid contro i miliziani dello Stato islamico, che minacciano anche i civili. Caccia e droni statunitensi hanno distrutto veicoli blindati dei miliziani che avevano aperto il fuoco contro un gruppo di yazidi, ai quali sono arrivati i primi aiuti umanitari dal cielo (lanciati da americani e britannici). Anche qualche paese occidentale si muove: il ministro degli Esteri francese Laurent Fabius è a a Baghdad.  
 
La situazione resta drammatica sulle montagne di Sinjar, una catena di 20 chilometri alta non più di 1600 metri, dove circa 30 mila persone, di cui la metà bambini, combattono ogni giorno da circa una settimana con la mancanza di cibo, acqua e medicinali. Indietro non possono tornare, ci sono gli jihadisti dello Stato islamico che hanno bruciato le loro case, occupato le loro terre, ucciso i loro cari. Sull’altro versante non possono scendere date le insidie delle montagne e la lunga strada da compiere per raggiungere il Kurdistan. 

L’Alto Rappresentante (uscente) per la politica estera europea, Catherine Ashton, ha fatto sentire finalmente la voce della Ue e ha spiegato che l’Unione condanna «le persecuzioni e violazioni dei diritti umani»  nel nord dell’Iraq «che possono essere considerate come crimini contro l’umanità» e sulle quali «bisogna indagare rapidamente». Tutto qui! Si muove, buona ultima, anche l’Italia. Il governo sta valutando «nuove iniziative» militari sull’emergenza sfollati nel nord dell’Iraq che potrebbero «coinvolgere anche il ministero della Difesa», ha annunciato il ministro degli Esteri Mogherini. Quello di queste ore, ha aggiunto, è «un dramma di fronte al quale la comunità internazionale sembra voler reagire» e «la priorità è rispondere sul terreno all’avanzata dello Stato islamico e difendere i civili». Che la ministra stia studiando sul serio per accaparrarsi il posto di Alto rappresentante Ue promessole da Renzi? Vedremo come andranno a finire le cose, ma sembra che gli americani agiscano sul serio e rapidamente per far fronte alle crisi umanitarie, mentre gli europei come al solito fanno proclami e chiacchiere senza agire.

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Paolo Padoin

Già Prefetto di Firenze Mail

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