Le accuse: abuso d'ufficio e danno erariale

Firenze, Polo Museale: la soprintendente Acidini indagata da Procura e Corte dei Conti. Lei si dimette

di Sandro Addario - - Cronaca, Primo piano, Top News

Cristina Acidini Soprintendente del Polo Museale di Firenze

Cristina Acidini Soprintendente del Polo Museale di Firenze

FIRENZE – Abuso d’ufficio. Questa l’accusa per cui è indagata dalla procura della Repubblica Cristina Acidini, soprintendente del Polo museale fiorentino. A suo carico anche un’indagine della Corte dei Conti della Toscana, per la quale l’Acidini è stata citata in giudizio: dovrà rispondere davanti ai giudici contabili dell’accusa di danno erariale per aver concesso  – a quanto si apprende gratuitamente – l’uso del Giardino di Boboli per lo svolgimento di concerti di musica classica. Una vicenda che risalirebbe ad alcuni anni fa e sulla quale da tempo era stata avviata un’indagine affidata alla Guardia di Finanza.

L’indagine penale per abuso d’ufficio riguarda invece un’altra vicenda: l’individuazione della compagnia per la copertura assicurativa delle opere quando vengono portate all’estero. Come si vede, si tratta di due vicende che non hanno nessuna relazione tra loro e che solo occasionalmente avrebbero coinciso come tempi.

Cristina Acidini ha comunque annunciato oggi le sue dimissioni. «Non per le inchieste a mio carico» ha precisato. «La mia decisione – ha aggiunto – che arriva dopo oltre 38 anni di servizio, scaturisce dalla valutazione dei probabili effetti della riforma in itinere: infatti nel futuro assetto di soprintendenze e musei non è prevista una posizione paragonabile alla mia attuale, che il Ministero mi ha assegnato nell’ottobre 2006».   «Confermo altresì – ha concluso la Acidini – l’esistenza di due inchieste a mio carico nell’ambito dell’attività istituzionale».

Da parte sua l’avvocato Nino D’Avirro, difensore della Soprintendente, annuncia che «la dottoressa Cristina Acidini si dichiara estranea alle contestazioni che le sono state mosse, sottolineando da un lato il comportamento trasparente e documentalmente verificabile della Soprintendenza, e dall’altro il fatto che nessun vantaggio è derivato né a lei stessa né agli altri indagati, che hanno agito nell’esclusivo interesse pubblico per scopi istituzionali».

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Sandro Addario

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