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Legge di stabilità: TFR in busta paga, ecco chi ci guadagna e chi ci rimette. Pubblichiamo tabelle e simulazioni dei consulenti del lavoro

Il Governo e il TFR
Il Governo e il TFR

ROMA – L’anticipo del Tfr, a tassazione ordinaria, sarà conveniente per tutti? E’ quanto si chiedono i lavoratori in attesa di acquisire maggiori elementi d’informazione. Le imprese dal canto loro potranno utilizzare il paracadute delle banche e queste a loro volta verranno assistite da una doppia garanzia, dell’Inps e dello Stato. Quindi questi soggetti non hanno problemi, sono garantiti. A parte un minimo contributo (0,2%) richiesto alle imprese con meno di 50 dipendenti.

Ma è il lavoratore che, dovendo decidere su base volontaria se fruire di quest’opportunità o meno, che rischia di più, soprattutto se ha un reddito elevato, sopra i 28.650 € l’anno. In molti casi questi lavoratori, per avere in busta paga il Tfr maturando, dovranno pagare tasse più care. Vediamo la situazione in pratica.

ALIQUOTA ORDINARIA – Mentre oggi i fondi accantonati per la liquidazione o convogliati alla previdenza integrativa godono di aliquote privilegiate, la quota mensile di tfr smobilizzata sarà invece sottoposta ad aliquota ordinaria. Di fatto farà cumulo con tutte le altre voci della busta paga ed in alcuni casi potrebbe comportare un salto di aliquota o la perdita dei requisiti per il bonus da 80 euro. «In questo modo i lavoratori ci perdono» ha dichiarato subito Susanna Camusso.

DIFFERENZA – Ma quanto ci perdono? A fare i calcoli ci ha pensato la Fondazione consulenti del lavoro, e ha scoperto che sino ad un reddito lordo annuo di 15 mila euro al lavoratore farsi anticipare il Tfr non costerà un euro in più. Dai 15mila euro a salire l’aggravio cresce leggermente; fino ad arrivare alla quota di 28.650 euro si calcola un peso di 50 euro in più all’anno, ma oltre questa soglia per effetto dell’ aliquota del 38% il peso delle tasse da pagare in più sale vertiginosamente fino a 300 euro. Per chi ha un reddito di circa 20mila euro l’anno il Tfr netto sarebbe pari a 1.008 euro (84 euro al mese) a fronte di 1.058 di Tfr netto accantonato in azienda; di 25mila se ne ricevono 1.261 (105 al mese) anziché 1.311, di 50 mila 2.488 (178/mese) invece di 2.448. In più bisogna mettere in conto che se si smette di conferire il Tfr ai fondi integrativi si perde anche il contributo del datore di lavoro pari all’1-1,8% della retribuzione.

La tabella seguente, ripresa dal giornale La Stampa, è indicativa.

Calcolo del tfr
Calcolo del tfr

IMPRESE – Quanto alle imprese, se è vero che potranno beneficiare del canale bancario per compensare le somme anticipate ai dipendenti, a tassi identici a quelli riconosciuti per il Tfr, anche per loro è previsto un costo aggiuntivo. Il comma 7 dell’articolo che introduce il «Tfr in busta paga» dispone infatti che le imprese con meno di 50 dipendenti, che con le vecchie norme trattenevano in cassa il Tfr, debbano versare al Fondo di garanzia Inps «un contributo mensile pari allo 0,2% della retribuzione imponibile ai fini previdenziali nella stessa percentuale della quota maturanda» liquidata ai dipendenti. Il fondo Inps parte con una dotazione di 100 milioni assicurata dalla legge di Stabilità ma poi verrà alimentato dal prelievo sulle imprese con meno di 50 dipendenti.

LEGGE – La legge prevede che l’anticipo del Tfr venga assicurato «in via sperimentale» dal 1 marzo 2015 sino a tutto il 30 giugno 2018. Interesserà solo i lavoratori del settore privato (e non i pubblici) assunti da almeno sei mesi con l’esclusione di quelli domestici e di quelli del settore agricolo, il tutto su base volontaria.

Vedremo se, fatti tutti i calcoli, i volontari saranno un esercito, oppure se anche questa iniziativa si tradurrà in un flop per il rilancio dei consumi, come è avvenuto per il bonus di 80 euro.

aliquote, tassazione, Tfr


Paolo Padoin

Già Prefetto di FirenzeMail

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