Firenze e La Nazione: la storia. E l’Arno dall’alluvione a oggi. Il racconto di Sandro Bennucci, direttore di FirenzePost, ai rotariani

Sandro Bennucci alla serata Rotary del Westin Excelsior
Sandro Bennucci alla serata Rotary Firenze sud e Certosa al Westin Excelsior

FIRENZE – «Ma quando ce la ridate l’acqua?». «Hanno arrestato mio figlio, potete non mettere il nome?». Richieste senza mezzi termini, fatte al telefono da fiorentini che chiamavano il loro storico giornale, La Nazione. E che si rivolgevano ai cronisti con lo stesso tono con cui avrebbero potuto rivolgersi alle autorità preposte a riavviare l’acquedotto, o «a chi di dovere» per non compromettere, con un nominativo in pagina, la vicenda umana di qualcuno incappato nelle maglie della giustizia.

Richieste di comuni cittadini, dunque. Che però dettero subito l’idea all’allora giovanissimo redattore Sandro Bennucci che importanza avesse La Nazione, il quotidiano di Firenze per antonomasia. Bennucci, direttore di FirenzePost dal gennaio di quest’anno, dopo 47 anni di carriera alla Nazione, prima in via Ricasoli e poi nell’ormai storica sede di via Paolieri progettata dall’architetto Spadolini, ha ripercorso le tappe della storia del quotidiano, pubblicato per la prima volta il 19 luglio 1859 per volontà del barone Bettino Ricasoli, alla serata del 4 novembre presso l’hotel Westin Excelsior, organizzata dai Rotary Club Firenze Sud e Rotary Club Firenze Certosa.

«La Nazione come punto di riferimento giornalistico per Firenze» era il tema dell’incontro, a cui hanno partecipato, in un salone riservato dell’hotel di lusso, un centinaio di persone, fra rotariani e ospiti. Ma la storia del quotidiano di Firenze è stata volutamente intrecciata con l’anniversario dell’alluvione: il 48°, da quel terribile 4 novembre 1966. Proprio poche ore prima che l’Arno sommergesse Firenze, esattamente dall’hotel Excelsior di piazza Ognissanti si allontanò in fretta e furia il sindaco Piero Bargellini, nel vano tentativo di predisporre un’estrema difesa per la città, ha ricordato il direttore di FirenzePost.

La Nazione e l’alluvione, quindi. Due realtà di Firenze che Sandro Bennucci conosce bene e di cui è stato testimone per quasi mezzo secolo. Entrato a far parte del quotidiano nel 1966, a 16 anni, come collaboratore sportivo col tesserino firmato dal direttore Enrico Mattei, si trovò alle porte coi sassi: a novembre arrivò l’alluvione e lui, che pure si occupava di sport, ne studiò cause ed effetti. Per ritrovarsi un bagaglio di conoscenze in materia che gli consentono di ricordare a tutti come «l’Arno sia un torrente con sfrenate ambizioni di fiume. Prende acqua da una sola montagna: quando piove sul Pratomagno va in piena, quando non piove si secca. È così da sempre. E quasi mezzo secolo dopo l’alluvione la situazione non è cambiata. Casomai è peggiorata. Perché è stata strappata altra terra al fiume, e si tratta di terra impermeabilizzata: che non assorbe l’acqua ma la fa scorrere più veloce».

Che fare allora per evitare una nuovo ’66? «Esistono tre studi in tre diversi periodi storici – sottolinea Bennucci – che convergono verso un’unica conclusione: bisogna fermare a monte di Firenze 200 milioni di metri cubi d’acqua. Sono gli studi De Marchi-Supino, subito dopo l’alluvione; il progetto pilota di Carlo Lotti di fine anni ’70; il piano di messa in sicurezza elaborato nel 1999 dall’allora segretario dell’Autorità di Bacino, Raffaello Nardi». Lunedì scorso, in Consiglio comunale, il capo struttura di missione per il rischio idrogeologico presso la Presidenza del Consiglio, Erasmo D’Angelis, ha dichiarato che questa volta il Governo è in grado di stanziare fondi sufficienti per risolvere la messa in sicurezza dell’Arno nell’arco dei prossimi 4 anni, a partire dalle casse d’espansione di Figline e dall’innalzamento della diga di Levane. «Sono misure largamente insufficienti – spiega Bennucci – Firenze purtroppo è ancora a rischio come 48 anni fa».

Dai caratteri tipografici di piombo all’offset, e dai videoterminali a internet. E da collaboratore con l’incarico di portare in redazione il tabellino di una partita di calcio poco più che amatoriale a capo redattore, e oggi a direttore. La carriera di Bennucci è anche una carrellata nella storia della città e della Nazione in particolare. Con parole, titoli, scoop e battaglie giornalistiche rimaste agli atti: dalle inchieste sul mostro a quelle sul giro di tangenti attorno agli infiniti lavori per la diga di Bilancino; dalle testimonianze raccolte fra i sopravvissuti alla strage del rapido 904, alla cooperazione con l’allora sottosegretario, e oggi presidente di Enac, Vito Riggio, per ricostruire Firenze ferita dall’autobomba mafiosa del 1993; dall’invenzione nel 1996 assieme a Giampiero Maracchi e Raffaello Nardi del neologismo «bomba d’acqua», alla battaglia contro l’abolizione delle preferenze e l’aumento dei seggi in Consiglio regionale nel 2004.

Fino a FirenzePost. E ai commenti, gli articoli e gli interventi di queste settimane, per far sì che l’Arno sia davvero messo in sicurezza, in vista ormai dei 50 anni dall’alluvione. A cominciare dalla predisposizione di un piano di emergenza per Firenze che si intellegibile da tutti, di facile consultazione, di immediata applicazione. Il sindaco Dario Nardella ha annunciato che a gennaio sarà approvato un aggiornamento e un miglioramento del piano attuale, in scadenza fra un anno. È un passo in avanti significativo. Ma la battaglia continua.

 

 

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Domenico Coviello

Giornalista

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