E presto potrebbero scatenarsi le ipotesi sulla successione

Napolitano: dimissioni vicine. Il Capo dello Stato potrebbe lasciare dopo il messaggio di fine anno

di Paolo Padoin - - Cronaca, Politica

Giorgio Napolitano

Giorgio Napolitano

ROMA – Si è più volte affermato che dopo la chiusura del semestre italiano di guida dell’Ue, il prossimo 31 dicembre, ogni giorno sarebbe buono per il preannunciato congedo del capo dello Stato. La fine anticipata del settennato è stata più volte prospettata, anche nel discorso d’insediamento, dallo stesso Napolitano.

DATA – In realtà non c’è ancora una data fissa. Anche se è vero che il Colle aveva sempre fatto cenno a una uscita di scena in coincidenza con la fine del semestre europeo a guida italiana, che scade formalmente a fine dicembre. E c’è un altro elemento certo: il presidente non vuol sentir parlare di elezioni anticipate, la cui ipotesi nelle ultime settimane è ripresa a circolare. Il capo dello Stato passerebbe la mano piuttosto che esser lui a sciogliere le Camere e convocare i comizi, tanto considera le elezioni una iattura nella grave e perdurante crisi dell’economia reale.

ELEZIONI – E dunque, se Renzi chiedesse le elezioni, Napolitano risponderebbe che prima occorrerebbe eleggere un altro capo dello Stato. Ma esiste anche un altro fattore determinante e non politico, l’età che avanza. «Resterò finché le forze me lo consentiranno», e con «sacrificio personale» sono le formulazioni ricorrenti nei pubblici discorsi. Insomma, il capo dello Stato vede che le forze scemano davanti a un’agenda quotidiana che è come sempre fittissima. A Palazzo Chigi si spera che Napolitano resti almeno fino all’avvio delle riforme principali, alla nuova legge elettorale, alla seconda lettura della riforma costituzionale del bicameralismo. Tutte cose che chissà se per gennaio potranno essere completate

DISCORSO – Adesso la questione è stata rilanciata per via mediatica, con una precisa indicazione: Napolitano lascerà il Colle dopo il messaggio di fine anno. Per il presidente il limite di «sostenibilità» di un incarico così gravoso, sia sul piano istituzionale sia su quello personale, sembra ormai sul serio alle soglie di esaurirsi.

RIFORME – Il Presidente vorrebbe lasciare quando ci fosse la certezza che il percorso delle riforme costituzionali, certo non brevissimo, fosse costruttivamente imboccato. E se si riuscisse a varare rapidamente almeno un nuovo sistema elettorale. Ma su entrambi questi fronti, nonostante i suoi continui richiami, sembra che la politica sia impantanata. I due maggiori partiti sono impegnati in lotte intestine e hanno la tentazione di creare alleanze fondate solo su calcoli di convenienza. Se la situazione non si aggiusterà, c’è il rischio che, come afferma Berlusconi, Renzi sia tentato di giocare la carta delle elezioni anticipate, visto che gli ultimi sondaggi lo accreditavano del 44%.

E Napolitano non vuole firmare uno scioglimento delle Camere che renderebbe l’Italia ingestibile per alcuni mesi, provocando un lungo stallo proprio quando l’Europa si aspetta da noi scelte concrete e convincenti sull’economia. Lasciando prima, il presidente darebbe uno smacco ai partiti e li metterebbe nuovamente di fronte alle loro responsabilità, rinfacciando loro che la politica, in questi tre anni,  non è riuscita a rimettere le cose a posto. Ma su queste scelte, sugli ultimi governi guidati da personaggi non scelti dagli elettori, anche il Presidente dovrebbe recitare il mea culpa.

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Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
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