Montella: «Mi vergogno per la sconfitta e chiedo scusa a tutti»

FIRENZE – E’ afflitto e avvilito, Vincenzo Montella, a fine partita. Quasi bisbigliando, dice: «Non sono affatto contento della prestazione, soprattutto la prima ora. Per me era una partita importante, non mi piace perdere neanche quando gioco con mio figlio. Mi aspettavo delle risposte che ci sono state. Cuadrado? Ho provato a farlo giocare visto che era squalificato, ho visto che non era con la testa nella partita e ho preferito cambiarlo. La prestazione è qualcosa di grave, mi vergogno di aver perso e me ne scuso con tutti».
Per l’allenatore, la gara di Europa League persa contro la Dinamo Minsk è un mezzo disastro. Vero che i viola erano già qualificati e per giunta primi nel girone, ma è altrettanto vero che nello sport vincere o perdere conta sempre. Montella è uno sportivo e non si butta la sconfitta dietro le spalle. Così aggiunge: «Un fallimento da quei giocatori da cui mi aspettavo delle risposte? Forse no, dipende da che punto di vista si vede: mi aspettavo di più dai singoli, è una sconfitta che mi fa male perché non sono riuscito a trasmettere quello che avevo dentro . La differenza in campo era netta, farò le mie considerazioni. Minelli? E’ entrato bene, è un ragazzo giovane, ancora acerbo ma ha fatto intravedere cose buone. Marin? Peccato non abbia segnato prima…».
Poi ancora sui singoli e sulla possibilità che qualcuno parta, sia ceduto, a gennaio: «Fare valutazioni di questo tipo è facile, li valuto tutti i giorni e lo dico a chi di dovere. Le risposte negative dai singoli? Sarebbe facile per me fare valutazioni, il primo responsabile sono io, è giusto che sia così. Abbiamo dimostrato di avere poca intensità oggi, non abbiamo fatto vedere la maggiore qualità. C’era tanta differenza e non si è vista, mi dispiace».
Infine, Montella spiega perché ha deciso di far giocare Mario Gomez dal primo minuto, quando sembrava per lui dovesse esserci una gara di riposo. Una motivazione che potrebbe anche essere un messaggio alla società per il mercato di gennaio: «Le partite si vincono con gli attaccanti, senza è difficile: non ce n’erano altri».
