Scontro aperto con i seguaci dell'ex segretario

Legge elettorale, Pd nel caos. Renzi ai bersaniani: siete i miei nemici preferiti

di Paolo Padoin - - Cronaca, Lente d'Ingrandimento, Politica

 

Miguel Gotor

Miguel Gotor

La battaglia interna al Pd fra renziani e minoranza dem sta estendendosi dopo l’addio di Sergio Cofferati, che ha avuto l’effetto d’innesco di una mina latente. Prima le dichiarazioni di Pippo Civati e Stefano Fassina sui gravi riflessi che questa situazione potrebbe avere sul seguito della legge elettorale e l’elezione del Capo dello Stato. La successiva riunione di Renzi con i Senatori dem per discutere dell’Italicum ha evidenziato altre rotture, questa volta con il fronte dei bersaniani. «Caro Gotor, le tue parole di oggi contro di me sono ingiuste e ingenerose. Non si può usare un gruppo minoritario come un partito nel partito». Così Matteo Renzi si è rivolto al senatore bersaniano Miguel Gotor, esponente della minoranza dem, che guida la protesta contro l’Italicum e che  ha firmato l’emendamento alla legge elettorale sui capilista che sta tenendo sulle corde il governo.

RENZI – «Saluto il mio nemico preferito», ha detto il premier con il sorriso sulle labbra stringendo la mano all’esponente della minoranza Pd quando l’ha incontrato a palazzo Madama, poco prima di prendere parte alla riunione del gruppo dem sulla legge elettorale.

ELETTORALE – «Ora siamo ad un passaggio chiave», ha detto il premier all’assemblea dei senatori Pd. «Siamo di fronte a una battaglia delicatissima. La seconda lettura della legge in Senato dovrebbe essere quella definitiva», ha continuato Renzi.  «Vi do disponibilità a discutere fino all’ultimo, rimandiamo l’inizio del voto a domani pomeriggio. Ma domani alle 12 si chiude», ha aggiunto Renzi, concedendo l’ultimo spazio di confronto rinviando l’avvio del voto sull’Italicum. «Stiamo passando da un eccesso di palude a un impegno di notevoli dimensioni. Sia chiaro: io cerco accordi con tutti fino all’ultimo ma non sono sotto ricatto di nessuno».

GOTOR – Replica di Gotor: «Noi diciamo di no ad un Parlamento fatto a maggioranza di nominati, siamo una 30/na di deputati del Pd ma poi in aula si vedrà se ci saranno altri a sostenere l’emendamento. È inconcepibile che la maggioranza dei deputati sia nominato da 3/4 persone. Renzi ha concesso tutto a tutti, il diritto veto a FI, a Ncd il 3 per cento, al M5s tra la vendita di un tappeto e un altro ha prospettato qualcosa, ignora solo un terzo dei senatori del Pd. Renzi ha fatto il giro delle sette Chiese e non si è fermato alla parrocchia del Pd di cui dovrebbe essere il curato».

Come si vede la situazione è ad alta tensione. Renzi in questi giorni si sta giocando molto del suo futuro, scommettendo sulla sua capacità di debellare le velleità di minoranza interna e opposizione. Vedremo se ci riuscirà. In caso contrario, una volta  messe in pericolo le riformesi aprirà la strada verso l’ipotesi di nuove elezioni, che dovranno avvenire con il Consultellum, come ricorda spesso Renzi. Tanto più che dopo le dimissioni di Napolitano è sparito il più fiero oppositore del ritorno alle urne.

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Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
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