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Finanza: Italia Paese primo in Europa per i derivati. Ce ne sono 163 miliardi

Banche derivati
Banche: prodotti finanziari derivati

ROMA – L’Italia è il Paese primo in Europa per l’esposizione nei confronti dei derivati, strumenti finanziari sottoscritti dal Tesoro per proteggersi dalle fluttuazioni dei tassi di interesse o del cambio. In totale pare che siamo esposti per 163 miliardi.

CAMERA – La commissione Finanze della Camera sta provando a fare luce sulla questione tramite la richiesta di chiarimenti all’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb), l’organismo voluto dalle regole europee perché validi i documenti finanziari dello Stato. Richiesta giustificata anche dalla recente innovazione normativa, che con l’ultima Legge di Stabilità dà facoltà al Tesoro di stipulare accordi di garanzia bilaterale sui derivati, cioè di mettere (o richiedere) titoli di Stato o liquidità come garanzia delle perdite (o dei guadagni) potenziali legate a quei contratti. Con le condizioni attuali del mercato, il rischio di un ulteriore e pesante aggravio non è da sottovalutare.

DERIVATI – Come dice il nome, si tratta di prodotti finanziari il cui valore “deriva” dall’andamento di un altro bene (azioni, obbligazioni, valute ecc.) oppure dal verificarsi di un preciso evento. E’ una sorta di “scommessa” su un avvenimento futuro: ad esempio, le quotazioni di quel titolo saliranno o quello Stato non sarà in grado di pagare il suo debito. L’attività o l’evento, che possono essere di qualsiasi natura, costituiscono il cosiddetto “sottostante” del prodotto derivato. La relazione che lega il valore del derivato al sottostante è il risultato finanziario del derivato, detto “pay-off”.

I prodotti derivati sono utilizzati principalmente per due scopi : 1) ridurre il rischio finanziario di un portafoglio (finalità di copertura): acquisto un titolo nella ovvia speranza che salga, ma al tempo stesso acquisto un derivato sullo stesso titolo che prevede il calo delle sue quotazioni. Comunque vada non ci perdo; 2) ottenere un profitto assumendo esposizioni di rischio ma ad alto rendimento (finalità speculativa).

CONTRATTI – Si tratta di contratti che hanno un valore  di 163 miliardi di euro e che, al settembre 2014, presentavano un conto negativo potenziale da 36,87 miliardi per lo Stato: tanto avrebbero dovuto sborsare le casse pubbliche se quella massa di derivati fosse stata chiusa al momento della rilevazione. Maria Cannata, il dirigente del Tesoro, in commissione Finanze alla Camera ha spiegato che si tratta di una cifra che rappresenta “poche tipologie di derivati, funzionali agli obiettivi strategici di riduzione debito”.

EUROPA – I dati aggiornati al 2013, che permettono la comparazione a livello Ue, vedono l’Italia al primo posto per perdite potenziali delle amministrazioni pubbliche: quell’anno i derivati italiani avevano un valore di mercato negativo per circa 29 miliardi di euro. Peggio dei 16,8 miliardi della Germania e dei 3,9 miliardi della Grecia, mentre a primeggiare per valore positivo erano i Paesi Bassi con 9,6 miliardi. Anche guardando all’incidenza percentuale sul Pil, che tiene maggiormente conto delle reali dimensioni dell’economia di riferimento, l’Italia è messa male: il valore di mercato dei suoi derivati risultava negativo per l’1,8% del Prodotto interno lordo, peggio solo della Grecia (-2,1%) ma tre volte più della Germania (-0,6% del Pil).

I derivati proteggono l’Italia dall’aumento dei tassi d’interesse (circa 110 miliardi dei 160 totali hanno questa funzione), e il recente calo degli spread – stimolato in primis dall’annuncio del Quantitative easing della Bce – starebbe favorendo le controparti del Tesoro nel gioco degli swap. Nel 2007, il valore di mercato era negativo per 17,2 miliardi, diventati 27,9 nel 2013. Ora, come detto, siamo a quota 36,87. E speriamo d’interrompere la china. Un altro bel capolavoro del governo Renzi e c.

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