Skip to main content

TFR in busta paga, flop colossale del governo Renzi: scelto solo da 2 dipendenti su 10. Perché non conviene. Tabella

ROMA – La scelta di trasferire il Tfr in busta paga per i lavoratori dipendenti si sta rivelando un grosso flop. Fino a pochi giorni fa, solo sei lavoratori su cento avevano optato per l’incasso e alla fine, prevede un sondaggio della Swg per la Confesercenti, meno di due dipendenti su dieci sceglieranno d’incamerare la liquidazione nello stipendio.

REDDITO – In effetti, facendo un rapido esame della situazione, ribadiamo che l’aggiunta del Tfr in busta fa cumulo con il reddito prodotto e incide negativamente sulle detrazioni d’imposta, tipo no tax area, assegni e detrazioni per familiari a carico. Inoltre, elevando il reddito si rischia di alzare anche quello Isee, che serve a determinare chi ha diritto e chi no a tutta una serie di prestazioni sociali, come asili nido, rette scolastiche, mense, sconti sulle bollette ed altro ancora.

FIBA – Ma non solo. Un’elaborazione curata per il giornale “La Stampa” dalla Fiba Cisl, la federazione dei bancari, dimostra che per uno stipendio medio si denotano perdite che, in tre anni, oscillano da duemila fino a 10 mila euro rispetto alle opzioni cumulo in azienda o in fondo pensioni. Anche sulla base di queste indicazioni i 14,4 milioni di lavoratori del settore privato, con almeno sei mesi di anzianità alle spalle, che in questi giorni stanno ricevendo i moduli per esercitare entro il mese un’opzione che varrà per i prossimi tre anni, dovranno valutare bene l’opportunità della decisione. La tabella sottostante, che riprendiamo dal giornale citato, è molto indicativa a tal proposito.

Tabella de La Stampa
Tabella de La Stampa

SOLDI – L’unico vero vantaggio di monetizzare la liquidazione nello stipendio è quello di avere più soldi in tasca: 76 euro per chi non va sopra i 18 mila euro di reddito annuo, 97 euro mensili per chi ne guadagna 23 mila, 105 per chi ne prende 25 mila, 125 per chi ha un reddito di 35 mila. Soldi che, secondo il sondaggio della Swg, finiranno nella maggior parte dei casi per saldare debiti pregressi, mentre solo due lavoratori su dieci hanno dichiarato di voler impiegare la liquidazione per fare acquisti. Quindi nessun vantaggio per i consumi, come sperava Renzi.

Se il problema è però quello di avere celermente una disponibilità finanziaria, è bene ricordare che si può raggiungere lo stesso risultato anche accantonando il Tfr. Dopo otto anni è infatti possibile prelevare il 30% di quanto versato in un fondo integrativo e la metà di quanto lasciato in azienda. In quest’ultimo caso solo nel caso in cui la cifra serva per l’acquisto di casa propria e dei figli o per spese sanitarie urgenti.

isee, tasse, Tfr

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Time limit is exhausted. Please reload the CAPTCHA.

Firenze Post è una testata on line edita da C.A.T. - Confesercenti Toscana S.R.L.
Registro Operatori della Comunicazione n° 39741