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Firenze: in Palazzo Vecchio, contro la corruzione, Quattrocchi propone il «whistleblowing». Cioè la «spiata»

da sinistra l'assessore Federico Gianassi, il consigliere per la legalità Giuseppe Quattrocchi, il sindaco Dario Nardella
da sinistra l’assessore Federico Gianassi, il consigliere per la legalità Giuseppe Quattrocchi, il sindaco Dario Nardella

FIRENZE – Nei paesi anglosassoni si chiama «whistleblowing», letteralmente «soffiare il fischietto». Riferita non solo ad un arbitro che vede un fallo, ma anche – e soprattutto – ad un dipendente di un’azienda o di un ufficio pubblico che segnala una presunta condotta irregolare nella gestione del lavoro.

Una «gola profonda» a tutti gli effetti. È quella che servirebbe negli uffici comunali di Firenze come antidoto al rischio corruzione. Così la pensa Giuseppe Quattrocchi, consigliere per la legalità e la sicurezza urbana del sindaco di Firenze Dario Nardella (e già procuratore capo della Repubblica a Firenze), che ne ha parlato stamani 17 marzo in una conferenza stampa congiunta con lo stesso sindaco e l’assessore al personale Federico Gianassi.

L’occasione era la presentazione di una serie di incontri di formazione con i dipendenti comunali sui temi della trasparenza e dell’anticorruzione, visti – come è nello spirito della legge Severino del 2012 – come misure preventive al malaffare e alla cattiva gestione della cosa pubblica.

«Poi c’è la questione di quello che chiamerebbero lo spione» ha detto Quattrocchi. «Non si tratta – ha precisato – di promuovere la delazione. E neppure, come fanno in America, di mandare un presunto fornitore ‘sotto copertura’ a trattare con un funzionario pubblico proponendogli un compenso in cambio di un’agevolazione. Al suo eventuale assenso, il falso corruttore si rivela e per l’altro scattano le manette».

Qui la cosa sarebbe diversa. In pratica – suggerisce Quattrocchi – si tratta di applicare la stessa legge Severino che ha richiamato l’obbligo di segnalazione di illeciti da parte di dipendenti pubblici. «È una questione di filosofia del lavoro – ha precisato il consigliere – di condotta quotidiana. Se un dipendente nota qualcosa di anomalo, che possa pregiudicare la regolarità e la trasparenza del lavoro svolto nel proprio ufficio a svantaggio del cittadino, dovrebbe sentirsi in dovere di segnalarlo». È già un progetto? «No, ma ne parlerò in Giunta e soprattutto nei prossimi incontri che avrò con i dipendenti del comune».

La questione in Italia non è nuova. Di recente il whistleblowing è stata introdotto – non senza polemiche – presso l’Agenzia delle Entrate dove i dipendenti, tutelati ma secondo precise regole, possono segnalare condotte illecite di propri colleghi. Anche a Palazzo Vecchio, qualora passasse il principio, non è detto che la strada sarà tutta in discesa.

 


Sandro Addario

Giornalista

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