Franco Zeffirelli compie 93 anni. Mezzo secolo fa il film sull’alluvione di Firenze, con Richard Burton

Una maestosa torta, che chi gli vuol bene non ha mai fatto mancare; un ricordo atroce e magnifico al tempo stesso, quello dell’alluvione del ’66; e anche un cruccio. Ecco i 93 anni di Franco Zeffirelli, nato a Firenze il 12 febbraio 1923, uno dei grandi contemporanei. Al quale rivolgo una montagna d’auguri. Certo da parte di tutta Firenze; ovviamente dal giornale che dirigo Firenze Post; ma se permettete, dal più profondo del cuore, anche personalmente: in nome di un’amicizia nata oltre trent’anni fa.
CANDELINE – Franco Zeffirelli è un mito, un genio, ma anche una persona di uno straordinario dinamismo, nonostante che le gambe non lo reggano come un tempo e che la voce non sia più stentorea come quando, dietro la macchina da presa, spronava attori hollywoodiani capaci di sbagliare una battuta e non risparmiava critiche alle attrici più belle del mondo. All’ora di pranzo, nella grande sala della villa sull’Appia Antica, siederà a tavola con una quarantina di amici che hanno insistito per assistere a quello che, di anno in anno, è sempre un evento: lo spengimento delle candeline. Un evento che di solito si consumava la sera, a cena. Ma che il mutare dello stile di vita ha fatto anticipare a metà giornata. Ma i fedelissimi accettano con slancio lo spostamento. Ci saranno tutti? Lui sospira: “Ne mancano tanti fra quelli che avrei voluto a tavola con me”. E il pensiero corre a Maria Callas e alla coppia Liz Taylor e Richard Burton.Li convinse a recitare sullo schermo “La bisbetica domata”.
ALLUVIONE – E proprio a Richard chiese una cosa in più: che prestasse la sua voce per il documentario su Firenze devastata dall’Arno. Richard Burton si presentò parlando piano, per non sembrare invadente: “Perdonerete il mio italiano imperfetto, ma vorrei parlarvi senza traduzioni. Quello che è avvenuto a Firenze mi tocca profondamente… Ora Firenze ha bisogno di tutti, perché Firenze appartiene al mondo”. Sono passati cinquant’anni. E quando, attraverso il cellulare, glielo ricordo, fa finta di cadere dalle nuvole: “Ma dai, sono già passati 50 anni dall’alluvione…”. Eppoi, lucido e consapevole com’è sempre stato, aggiunge: “Mi dicono che il pericolo non sia stato scongiurato. E che il cambiamento climatico aumenta il rischio. Ma come si può continuare a tenere Firenze in balìa dell’Arno, fiume comunque tanto amato?”.
CRUCCIO – Potrebbe esplodere, il novantatreenne Zeffirelli, seguitando a parlare dell’Arno e dell’alluvione. Ma c’è un’altra cosa che non lo rende felice, in questo giorno comunque lieto: i lavori ancora arretrati per il suo museo, nel Palazzo di San Firenze, ex tribunale e già sede del ministero di giustizia al tempo i Firenze capitale. E’ il suo cruccio. Avevano giurato, in Palazzo Vecchio, che per il 12 febbraio 2016 tutto sarebbe stato pronto per l’inaugurazione. Intoppi e impicci hanno avuto la meglio, ancora una volta. Ma che cosa si aspetta? Mancano i soldi? O bisogna trovare la voglia? Prego, caro sindaco Nardella, veda di svegliare chi dorme. Intanto lui, Franco Zeffirelli, nel momento in cui spengerà le sue candeline, esprimerà il desiderio: tagliare presto il nastro della Fondazione e della scuola delle arti dello spettacolo che porteranno il suo nome. E renderanno immortali, a Firenze, le sue muse: l’opera, il teatro, il cinema.
