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Monte Paschi: il nuovo governo si prepara a intervenire in soccorso della banca

Assemblea degli azionisti del Monte dei Paschi di Siena
Monte dei Paschi di Siena

ROMA – Dopo il rifiuto di Bce, ancora non ufficializzato, di concedere in gennaio i 20 giorni di proroga richiesti per il reperimento dei 5 miliardi di euro per Monte Paschi rimane in piedi la possibilità dell’intervento dello Stato che, rispettando le regole dell’Unione europea, potrebbe mettere sul piatto una garanzia tra i tre e i cinque miliardi di euro sull’aumento di capitale.

Il decreto con cui il governo potrebbe iniettare capitale pubblico in Monte Paschi sarà esaminato probabilmente questa settimana, dopo la formazione del governo. Anche per dare spazio all’estremo tentativo del management della banca di portare a termine l’operazione di mercato, e per fare in modo che comunque un provvedimento d’urgenza sia firmato da un governo nel pieno dei suoi poteri

La soluzione messa punto dall’esecutivo ruoterebbe intorno agli strumenti previsti dall’articolo 32 della direttiva europea Brrd, quella che contiene le regole sulle crisi bancarie. Al numero 4) lettera d) il sostegno finanziario pubblico straordinario è ammesso «al fine di evitare o rimediare a una grave perturbazione dell’economia di uno Stato membro e preservare la stabilità finanziaria». Le possibilità offerte sono tre: una garanzia pubblica agli strumenti di liquidità forniti dalle banche centrali, oppure una garanzia sempre dello Stato sulle passività di nuova emissione o ancora un’iniezione di fondi propri o l’acquisto di strumenti di capitale «a prezzi e condizioni che non conferiscono un vantaggio all’ente».

Nel caso specifico le possibilità per lo Stato sarebbero garantire la quota inoptata nell’ambito dell’operazione tentata da Mps oppure intervenire direttamente con fondi pubblici. Se alla fine la ricapitalizzazione preventiva si farà, dovrà essere affrontato il nodo del coinvolgimento di azionisti e obbligazionisti. Il principio europeo del burden share, concepito per non scaricare tutti i costi sui contribuenti, impone di azzerare le loro posizioni. Il governo italiano vuole però tutelare a tutti costi i risparmiatori retail che hanno sottoscritto obbligazioni subordinate.

La modalità usata nel precedente caso delle quattro banche – che ha causato e sta causando ripetute proteste dei risparmiatori truffati – sarebbe difficile da gestire dal punto di vista politico. Per questo viene presa in considerazione un’altra possibilità, il riacquisto di quei titoli da parte dello Stato stesso, che assumerebbe su di sé l’onere ed il diritto di rivalersi in seguito – una volta salvata la banca – per i comportamenti non adeguati nei confronti degli investitori esclusi quelli istituzionali.

Nel decreto sono incluse poi altre misure. Una è quella che permette agli istituti di credito di ammortizzare in più anni l’ulteriore contributo al fondo di risoluzione legato alla crisi delle quattro banche. Un secondo intervento tende a rimediare alla situazione che si è creata dopo che il Consiglio di Stato ha sospeso, rinviando il tema alla Consulta, il regolamento della Banca d’Italia sul diritto di recesso, nell’ambito della riforma delle banche popolari. Si tratterebbe però soltanto di una proroga della scadenza del 27 dicembre entro la quale la trasformazione dovrebbe essere conclusa.

Infine nel provvedimento entrerà un capitolo fiscale, con la modifica delle regole relative alle imposte anticipate, le cosiddette Dta (deferred tax asset).

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