In primis due banche venete e le 4 banche salvate

Banche: molti istituti all’assalto dei 20 miliardi del tesoro, non solo Monte Paschi

di Camillo Cipriani - - Cronaca, Economia, Politica

ROMA – Grandi manovre per il salvataggio delle banche in difficoltà, visto che gettata la scialuppa per il Mps altri istituti chiedono lo stesso trattamento. I 20 miliardi stanziati dal governo con il decreto salva-risparmio andranno principalmente a Siena (6,6 miliardi sembra, visto che il conto si è rivelato più salato del previsto), ma sono potenzialmente destinati anche alle altre situazioni di crisi del sistema bancario italiano che lo richiederanno tuttavia in tempi non brevissimi, certo non prima di marzo. I paletti stabiliti dalle regole Ue, e ripresi dallo stesso decreto – arrivato in Parlamento e assegnato alle Commissioni – condizionano infatti l’intervento dello Stato sotto forma di ricapitalizzazione precauzionale con vari passaggi.

Il comparto del credito per fortuna non è tutto in pericolo altrimenti la dotazione, seppure aumentata rispetto ai 15 miliardi ipotizzati inizialmente proprio a ridosso del varo del decreto prima di Natale, non basterebbe. Pur circoscritti tuttavia, i casi difficili sono fonte potenziale di nuove turbolenze. A partire dalle due venete. La Popolare Vicenza e Veneto Banca, sotto la guida del nuovo ad Fabrizio Viola, faranno pulizia in occasione del bilancio 2016 che dovrà sopportare anche la perdita operativa del secondo semestre.

Questo condurrà a un deterioramento dei livelli di capitale che sono appena al di sopra di quelli stabiliti dallo Srep sui conti di giugno 2016. Se Atlante ha già versato 1 miliardo, il management redigerà a gennaio un piano di cessione asset no core e tagli che farà diminuire il fabbisogno di patrimonio. Ma è possibile che ci sarà bisogno di un rafforzamento di capitale con la prospettiva di una fusione fra i due istituti e quindi la cessione a un terzo soggetto. Solo se tutto questo non andrà a buon fine allora si richiederà l’intervento dello Stato o anche solo la garanzia sull’emissione di nuovi bond.

C’è poi il caso dei 3 istituti in risoluzione: Banca Marche, Etruria e Carichieti. Diverse fonti dicono che la cessione a Ubi potrebbe avvenire entro l’anno, ma a molti non sfugge che nel decreto del governo la possibile garanzia pubblica sui nuovi bond è esteso anche a loro. I rumors poi continuano a indicare in Carige un altro potenziale candidato, sebbene da Genova si evidenzi come gli indici patrimoniali siano a posto. Ma i mal di testa delle banche non finiscono qui e potrebbero entrare nel decreto Milleproroghe. Dalla sospensione dell’obbligo di trasformazione delle popolari al trattamento delle Dta esteso alle Bcc. Su questo Confcooperative e Federcasse hanno lanciato un appello al governo.

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