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Politica: le spese per la Camera dei deputati diminuiscono, ma restano ancora molti sprechi

Laura Boldrini, sussiegosa Presidenta della Camera dei deputati, a fine anno 2016 ha affermato che, sotto il suo mandato, sono stati risparmiati 270 milioni di euro. «Alla Camera, per la prima volta nella storia della Repubblica, abbiamo tagliato 270 milioni di euro e ridotto la spesa in modo consistente. Non è una quisquilia. È un segnale chiaro e forte di discontinuità». Queste le parole della Presidenta.

Ma qualcuno ha voluto andare più in profondità, e ha scoperto, fra le pieghe del bilancio, mgagne e sprechi che, eliminati, potrebbero condurre a un risparmio ancor più notevole di quello vantato dalla Boldrini.

In un articolo pubblicato sul Tempo ‘Pulizia e trasporti, che sprechi alla Camera’ il giornalista Pietro De Leo racconta come agli onorevoli non paghiamo soltanto sostanziosi vitalizi e diarie, ma anche corsi di lingue e di informatica. Per non parlare poi delle spese per i dipendenti e altro. Ma andiamo con ordine.

DEPUTATI – Le indennità per gli eletti pesano per circa 81 milioni all’anno mentre le spese per i trattamenti previdenziali dei deputati cessati dal mandato oscillano dai 135 ai 143 milioni di Euro (tra il 2016 e il 2018) . Ci sono poi i «rimborsi per le spese per l’esercizio di mandato» quelli che una volta erano riconosciute per l’attività politica condotta sul territorio (nelle ultime due legislature i deputati sono stati eletti con le liste bloccate ma il rimborso permane). Questa voce pesa per 63.640.000 euro l’anno, considerando l’assegno di 3.690 euro al mese per eletto.

PATRIMONIO, ATTI – Ma non finisce qui: scartabellando il mare degli «allegati» al bilancio interno ecco venir fuori una cifra (1.286.250 euro per ciascun anno dal 2016 al 2018) che riguarda la gestione del patrimonio bibliotecario e dei servizi all’utenza. Si tratta della «conservazione e manutenzione del patrimonio, nella rilegatura di atti parlamentari, periodici e gazzette», oltre che della «catalogazione di fondi donati alla biblioteca». Per la pubblicazione degli atti parlamentari, invece, sono stati calcolati 8.220.000 euro nel 2016, che aumentano a 8.305.000 nel 2017 e 8.390.000 nel 2018. Allavoce «misure da adottare» si legge: «Favorire la produzione informatica degli atti e diminuire l’utilizzo globale dellacartastampata. Pubblicazione di alcune tipologie di atti esclusivamente su supporto elettronico e stampa su supporto cartaceo solo a richiesta».

SALUTE E RISTORAZIONE – La Repubblica tiene molto al mantenimento in vigore e alla buona salute dei frequentatori del Palazzo, ai quali vengono forniti efficienti servizi. Per il punto di primo soccorso e ambulatoriale sono previsti 825.000 euro l’anno. Bisogna poi «assicurare lo svolgimento dei servizi di ristorazione». Il ristorante e la buvette della Camera sono stati molto spesso fulcro di polemiche pervia dei menù a prezzi più che accessibili. Nel documento si fa riferimento alla «completa riattivazione delle strutture di Palazzo del Seminario e la riapertura del bar di Palazzo Valdina». L’obiettivo della voce«riduzione della spesa per i servizi in appalto». Che rimane non trascurabile: 3.145.000 l’anno.

CORSI E TRASPORTI – Per i corsi di informatica e lingue si spendono 300.000 euro l’anno con «partecipazione agli oneri da parte dei beneficiari». Il diritto al rimborso per i trasporti, non più riconosciuto ai deputati cessati dal mandato, impiega risorse per poco meno di undici milioni di euro l’anno nel prossimo triennio. E inoltre sono stanziati 230 mila euro all’anno pergarantire «i servizi di trasferimento per i deputati aventi diritto e per le esigenze dell’Amministrazione». La voce comprende «la gestione del parco vetture» e «i servizi esterni di autonoleggio». I contratti di servizio per la gestione delle aree di parcheggio costano 790 mila euro l’anno.

PULIZIA – La pulizia dei Palazzi e degli ambienti è essenziale, per questo la «pulizia delle sedi, raccolta differenziata, recupero e smaltimento dei rifiuti speciali prodotti, disinfestazione e derattizzazione degli ambienti», fanno mettere in tabella qualcosa come 5.685.000 nel 2016, destinata ascendere di 60 mila euro per i due anni successivi.

PERSONALE – E arriviamo al personale dipendente. L’allegato 1, alla lettera E.2 specifica che per il suo «aggiornamento, addestramento e qualificazione professionale» sono state quantificate risorse superiori al mezzo milione l’anno. Tra le attività previste, ovviamente, corsi di lingue straniere, informatica, oltre che iniziative per sensibilizzare alla sicurezza sul lavoro. In realtà queste sembrano spese comprensibili e utili.

Ma la voce successiva desta qualche perplessità: «studio e organizzazione delle forme di reclutamento». Trattasi della «predisposizione e verifica del piano triennale di reclutamento, redazione di bandi di concorso e acquisizione dei servizi e delle forniture necessarie» per il loro svolgimento. Ebbene, le risorse per questa voce sono 900 mila euro per il 2016 che scendono a 800 mila per i due anni successivi. Queste incombenze però dovrebbero rientrare nelle funzioni ordinarie dei ben pagati funzionari e dipendenti amministrativi. A che titolo questa ulteriore spesa? Non speriamo di ottenere risposte, la Boldrini ha già illustrato esaurientemente i risparmi effettuati, ma probabilmente, anzi sicuramente, neppure lei ha cognizione delle specifiche voci che sono state indicate.

Una seria spending review (operazione passata nel dimenticatoio col governo Renzi) potrebbe porre rimedio. E’ troppo chiedere un’iniziativa in questo senso al Governo e ai Presidenti degli organi costituzionali?


Ezzelino da Montepulico


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