Ma è contrario anche il Governatore toscano Enrico Rossi

Immigrazione: piano in quattro punti predisposto dal Governo. Insorgono le opposizioni

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Lente d'Ingrandimento, Politica

Un decreto legge per semplificare le procedure e modificare alcune norme; una serie di accordi con i paesi di origine e transito per rendere effettivi i rimpatri forzati; un’accoglienza diffusa rinnovando gli incentivi già previsti per i Comuni che accolgono i migranti; nuovi Cie per ospitare i soggetti che devono essere rimpatriati: è un piano in quattro punti quello che il governo sta mettendo a punto sul fronte immigrazione. Piano che però ha trovato un forte contrasto da parte delle opposizioni, in particolare della Lega.

Un piano, ha sottolineato il premier Paolo Gentiloni, in cui la bussola deve essere nella capacità di coniugare «l’attività umanitaria e d’accoglienz con le politiche di rigore e di efficacia nei rimpatri». L’intenzione del governo, ha spiegato il ministro dell”Interno Marco Minniti, è infatti quella di presentare una proposta organica e complessiva al Parlamento, che affronti la questione nel suo complesso, senza limitarsi ad un intervento spot dovuto all’ennesima emergenza o per rispondere all”opinione pubblica e alle polemiche politiche.

UN DECRETO PER SEMPLIFICARE E RIVEDERE NORME – Il primo passo potrebbe essere un decreto legge: ci stanno lavorando i tecnici del Viminale e di via Arenula con l’obiettivo di portarlo in uno dei prossimi Consigli dei ministri. Si prevede, tra l’altro, l’annullamento del secondo grado di giudizio in caso di negazione del diritto d’asilo (resta il solo ricorso in Cassazione), la semplificazione di una serie di procedure che riguardano le notifiche dei provvedimenti da parte delle forze di polizia ai migranti, la possibilità di iscriversi all’anagrafe solo con il permesso di soggiorno regolare.

NUOVI CIE – E’ probabile che il provvedimento affronti anche la questione dei nuovi Centri di identificazione ed espulsione. Minniti ha già spiegato che non avranno nulla a che fare con quelli del passato e che non c’entrano nulla con l”accoglienza ma con coloro che devono essere espulsi. Il 19 ne discuterà la Conferenza Stato-Regioni, alla quale il ministro ribadirà che si parla di strutture piccole, per non sovraccaricare il territorio, con una governance trasparente. L’obiettivo è arrivare ad avere Centri quasi in ogni regione, per un totale di 1.500-1.600 posti. In un paese con 60 milioni di abitanti – ha sottolineato Minniti – se mi si dice che non si riesce a gestirli mi sembra difficile.

RIMPATRI EFFETTIVI E ACCORDI BILATERALI – I Cie restano però un pezzo della nostra proposta complessiva. Che punta ad affrontare il vero buco nero, quello dei rimpatri. Lavoriamo per rendere il più possibile effettivi i respingimenti forzati, ha confermato il titolare del Viminale, ricordando che se c’è una persona irregolare la legge prevede che sia respinta, rimpatriata. Ma il problema è come e dove rimpatriarla, perché è difficile pensare che si possa procedere ad un respingimento immediato delle persone irregolari: bisogna avere prima un rapporto con il paese che deve accoglierli. Per questo Minniti è stato e in Tunisia (il 16 è in programma un incontro tra le polizie dei due paesi proprio per velocizzare le procedure di rimpatrio) e nei prossimi giorni volerà a Tripoli. «E’ chiaro che noi dobbiamo affrontare il problema lì, costruire un sistema di cooperazione che funzioni lì, non in Italia ma in Libia, Niger, Sudan, Tunisia. Un pezzo importante del problema immigrazione si gioca fuori dal confine nazionale».

ACCOGLIENZA DIFFUSA E INTEGRAZIONE – L’ultimo punto del piano riguarda l’accoglienza dei richiedenti asilo. «Lavoriamo ad un’accoglienza diffusa, le grandi aggregazioni sono da evitare» ha ribadito il ministro dell’Interno. La linea del Viminale è sempre la stessa: puntare sul sistema Sprar e costringere tutti i Comuni – oggi lo fanno solo 2.600 su ottomila circa – ad accogliere i migranti. Nelle prossime settimane, tra l’altro, arriveranno alle amministrazioni che hanno dato l’ok all’accoglienza i cento milioni previsti dal decreto del 24 ottobre scorso, vale a dire i 500 euro per migrante. Incentivi che potrebbero essere replicati anche nel 2017 e che dovrebbero spingere anche i comuni più restii ad aprire le porte dell’accoglienza. E’ allo studio, infine, la possibilità di finanziare i lavori socialmente utili svolti dai migranti con i fondi Ue. Un ulteriore passo verso l’integrazione di chi arriva in Italia. «L”integrazione – dice non a caso Minniti – è una seconda gamba del piano immigrazione, importante quanto la prima. Perché una severità nei confronti dell”irregolarità consente di essere più forti sul terreno dell”integrazione».

OPPOSIZIONI ALL’ATTACCO. La proposta del Viminale viene però criticata dalle opposizioni, in particolare la Lega, per voce del suo segretario, Matteo Salvini: «Il dibattito folle tra prefetti, Pd e governo è come distribuire gli immigrati nel territorio, nell’ottica del mal comune mezzo gaudio. L’obiettivo invece deve essere chiudere il rubinetto. Ora sembrano parole assolutamente lontano dal possibile ma le navi che soccorrono chiunque ma non fanno sbarcare nessun essere umano devono essere realtà. Hanno chiuso i centri di espulsione perchè non funzionavano e adesso dopo 5 anni corrono ai ripari e vogliono riaprirli. Nel frattempo sono sbarcati milioni di persone e Gentiloni scopre che ci sono anche radicalisti islamici». Critiche anche da Forza Italia con Maurizio Gasparri ed Elio Vito che chiedono di fermare gli ingressi e di mandare via i clandestini. Contraria, ma su posizioni opposte, la sinistra: «i Cie sono falliti – ha detto Paolo Ferrero, leader di Prc – il problema dell’Italia non sono i migranti ma Destra, PD e M5S, tutti insieme appassionatamente a invocare espulsioni di massa, ben sapendo che non si possono fare: il fronte unico della demagogia populista che stimola la guerra tra i poveri mentre i ricchi e gli speculatori se la spassano».

ROSSI PRESIDENTE – Sulla linea di opposizione anche il Governatore toscano Enrico Rossi che ha ribadito più volte, anche ieri, che la Toscana non ospiterà nessun Cie e ha dichiarato in un tweet del 5 gennaio: «Enrico Rossi ‏@rossipresidente 5 gen. E’ fallito il modello che si basa sui prefetti, su grandi concentrazioni e sulle espulsioni. Il Governo dialoghi con le Regioni.» Dimenticando che il metodo dell’accoglienza diffusa di cui si vanta tanto è stato realizzato nel 2011 in collaborazione con i prefetti toscani. A quell’epoca ero prefetto di Firenze e coordinatore dei prefetto toscani, e sono quindi buon testimone dell’eccellente lavoro realizzato insieme a Regione, forze dell’ordine, comuni e associazioni di volontariato. In questa critica ai rappresentanti locali dello Stato il Presidente Rossi –  divenuto negli ultimi tempi molto attivo e loquace – sembra essersi posizionato sulla stessa linea del leader leghista Matteo Salvini. Sembra una contraddizione, ma non lo è. Anche Rossi vuole depotenziare il potere dello Stato, pretendendo sempre nuovi poteri, in questo caso per distribuire i migranti, che portano con sé, nel complesso delle operazioni, anche l’attribuzione di rilevanti fondi europei e statali sul territorio alle organizzazioni e agli enti locali che dovrebbero essere scelti (pare di capire) dalla Regione.

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Paolo Padoin

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già Prefetto di Firenze
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