Pensioni: quelle più alte vanno a giudici costituzionali, parlamentari, notai

La rivista e sito online Itinerari previdenziali, di cui è magna pars il noto economista Alberto Brambilla, è una realtà indipendente che da 10 anni svolge attività di ricerca, formazione e informazione nell’ambito del welfare e dei sistemi di protezione sociale, sia pubblici che privati.

Una recente ricerca in ambito  pensionistico ci mostra quali sono le professioni che assicurano le pensioni più sostanziose. I dati sono riferiti al 2015. In cima alla classifica svettano i notai, seguiti dai docenti universitari e dai giornalisti. La ricerca ha tenuto conto ovviamente della cirostanza che le pensioni retributive (Inps e Casse), calcolate prendendo come riferimento gli stipendi percepiti nel periodo precedente il congedo dalla professione, sono in media più generose rispetto a quelle derivanti dal metodo di calcolo contributivo, che come la parola stessa implica si basa sui contributi effettivamente versati.
Tale concetto, precisa Itinerari previdenziali nel suo ultimo rapporto, vale ancor di più per i lavoratori autonomi e gli agricoli. Inoltre di deve tener conto del fatto che molte pensioni sono integrate da prestazioni assistenziali.

Itinerari previdenziali (tabella soprastante9 ha calcolato gli importi medi delle pensioni percepite nel 2014 e nel 2015 dalle diverse categorie di lavoratori e il rapporto tra pensione media e reddito medio. Come si diceva, la graduatoria è guidata dai notai, le cui pensioni sono totalmente coperte da contributi. Il loro reddito medio nel 2015 è stato pari a quasi 145 mila euro, per una pensione che nello stesso anno si è attestata a quasi 78 mila, vale a dire il 54% circa dello stipendio.

Al secondo posto della classifica si trovano i docenti universitari, con una pensione media che nel 2015 è stata di 65 mila euro (anche se in realtà ci sono alti dirigenti pubblici con retribuzioni superiori), mentre sul terzo gradino del podio stazionano i giornalisti. Questi ultimi, dotati di un istituto previdenziale autonomo, l’Inpgi, nel 2015 hanno percepito un reddito annuo medio di quasi 68 mila euro, per una pensione di poco più di 52 mila euro (77% dello stipendio).

Il rapporto tra pensione e reddito che balza più all’occhio, per il suo squilibrio, è quello degli iscritti al fondo Volo (ossia piloti, assistenti e tecnici di volo, prevalentemente Alitalia, come fa notare Itinerari previdenziali), pari al 260%, poiché nel 2015 la pensione media risultava di quasi 46 mila euro contro i quasi 18 mila euro di reddito medio.

Se poi si prendono in considerazione anche gli enti e gli organi costituzionali, al primo posto della classifica dei pensionati con l’assegno più sostanzioso si trovano i giudici della Corte costituzionale. Sul secondo gradino del podio i senatori in pensione, i deputati e i consiglieri regionali; seguono i notai, e i pensionati della Suprema Corte, a loro volta incalzati dal personale in quiescenza di Camera, Senato e Presidenza della Repubblica.

Ottimo, anche il piazzamento dei dipendenti in pensione della Regione Sicilia, che sono un battaglione, ben 16.500. Sì, perché, come emerge dall’analisi della spesa pensionistica sostenuta da enti e organi costituzionali (separata rispetto all’analisi degli esborsi di Inps e delle casse previdenziali), la Regione Sicilia, per finanziare le pensioni dei dipendenti in quiescenza, ha speso oltre 677 milioni di euro, tra pensioni dirette e indirette, il che significa un assegno medio di 41 mila euro a persona.

Le pensioni dei dipendenti e i vitalizi dei parlamentari cessati dal mandato rappresentano una posta di bilancio tutt’altro che residuale per i bilanci di Camera e Senato: a Montecitorio ha raggiunto nel 2015 la quota di 410 milioni di euro, mentre a Palazzo Madama quasi 217 milioni. A ben guardare, però, la spesa per le pensioni dei dipendenti è nettamente superiore a quella sostenuta per i vitalizi degli ex parlamentari: alla Camera la prima ammonta a 265 milioni, a fronte di 145 milioni spesi per i 2.116 assegni vitalizi (sommando i quasi 1.464 diretti e i 652 assegni di reversibilità); al Senato, invece, a fronte di 138 milioni spesi per le pensioni dei dipendenti, ve ne sono quasi 79 milioni stanziati per i 1.269 assegni vitalizi diretti e indiretti maturati da ex senatori. I vitalizi medi di deputati e senatori ammontano rispettivamente a 81.830 euro e 68.103 euro.

Infine ci sono le prestazioni erogate dalla Presidenza della Repubblica al personale in quiescenza, in tutto 1.783 persone, che valgono in media 51.660 euro a testa. Ma chi percepisce di più, come già detto, sono i giudici della Corte costituzionale: 175.000 euro è l’ammontare medio di ciascuna delle 25 pensioni dirette in pagamento (cui se ne aggiungono altre 10 di reversibilità, di importo ovviamente inferiore).

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