Ma molti politici (di sinistra) fanno orecchi da mercante

Sicurezza: aumentano crimini e violenze contro le forze dell’ordine. I sindacati, sanzioni pesanti e certezza della pena

di Paolo Padoin - - Cronaca, Cultura, Lente d'Ingrandimento, Politica

ROMA – Di fronte alla recrudescenza di episodi criminosi e al sempre più spavaldo atteggiamento dei malviventi (molti stranieri) i sindacati di polizia non ci stanno. Le statistiche ci dicono che nei primi 10 mesi del 2016, ci sono state 1.744 aggressioni nei confronti di poliziotti, carabinieri, agenti di polizia municipale e operatori delle altre forze di polizia. I più colpiti sono stati i Carabinieri, con il 50,1%, seguiti dalla Polizia di Stato con il 36,1%. Su 1.744, 743 sono state commesse da stranieri. Dati che seguono la scia di quelli dell’intero 2015 quando si registrarono 2.256 aggressioni. Un numero totale quasi identico sia a quello del 2014, quando gli attacchi furono 2.266, sia a quello del 2013, quando furono 2.286.

I rappresentanti degli operatori di polizia chiedono quindi che si intervenga disponendo sanzioni penali pesanti e certezza della pena. Sono queste le proposte per scongiurare le aggressioni in preoccupante aumento nei confronti degli appartenenti alle forze dell’ordine.

«Non mi sorprende il dato emerso dal report, perché purtroppo in Italia ormai la certezza della pena è diventata una chimera commenta Felice Romano, Siulp -. L’impunità porta chi delinque a venir meno di ogni forma di rispetto nei confronti di chi rappresenta lo Stato. Noi in divisa, che facciamo rispettare le leggi, ne facciamo le spese in prima persona. C’è un problema culturale laddove tiene banco una fetta di garantisti estremi che, per paura di qualche abuso, costituisce l’humus per una sorta di anarchia. Esempio è il dibattito sulla legittima difesa: l’errore è stato che il legislatore ogni volta ha sempre aumentato la pena massima, lasciando inalterata la minima. L’ unica in realtà da innalzare per poter trattenere in carcere chi delinque. La certezza della pena è un deterrente anche per questi episodi. Se chi delinque si rende conto che non c’è risposta immediata da parte dello Stato, si fa la legge come crede».

«Quello delle aggressioni è un problema che affrontiamo da anni, frutto di un atteggiamento molto permissivo – incalza Domenico Pianese, Coisp -.Anche in Parlamento, invece di pensare a legiferare norme di sostegno e tutela degli operatori della Polizia di Stato, si pensa all’identifïcativo da apporre sulla schiena di ogni operatore durante le manifestazioni. E non si fa nulla per le migliaia di feriti che ogni anno portiamo a casa. Evidentemente non viene utilizzata altrettanta premura nell’individuareepunire chi si macchia di episodi criminali durante cortei e iniziative sportive o sociali. Doppiopesismo anche dal punto di vista legislativo: gli appartenenti alle forze ordine non meritano, dunque, la stessa attenzione di altre categorie di lavoratori? Nella civilissima Inghilterra o in America ci sono sanzioni sia amministrative che penali molto rigide nei confronti di chi si permette di aggredire un rappresentante dello Stato nell’esercizio delle loro funzioni. Perché non prendere esempio?».

Speriamo che la parte più responsabile del Parlamento presti attenzione a queste giuste richieste, anche se pare chiaro che finora le sirene della sinistra e del sen. Luigi manconi, da sempre fiero oppositore delle Forze dell’ordine, facciano propendere per una prospettiva negativa, con i politici che sembrano più sensibili alle esigenze della piazza che a quelle della sicurezza.

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Paolo Padoin

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già Prefetto di Firenze
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