Un modulo unico standardizzato per l'istruzione delle pratiche

Pubblica amministrazione: patto anti-burocrazia, scatta (dal 1 luglio) la semplificazione delle procedure

di Camillo Cipriani - - Cronaca, Economia, Politica

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ROMA – E’ passata sotto silenzio un’importante innovazione che dovrebbe rivoluzionare i rapporti cittadino – burocrazia. Non c’è da farsi molte illusioni, lo si è detto troppe volte e le delusioni sono state cocenti, ma questa volta il patto anti-burocrazia, siglato giovedì scorso tra governo ed enti locali, dovrebbe portare indubbi vantaggi sia ai cittadini – sudditi che agli impiegati pubblici che non dovranno più visionare e controllare documenti inutili.

In realtà si tratta dell’uovo di Colombo, di semplici regole che potevano essere state introdotte da tempo, ma che finalmente sembra che diverranno legge per gli uffici pubblici. La burocrazia utilizzerà, per l’acquisizione di determinate istanze o pratiche, un modulo unico, standardizzato, uguale per tutti gli enti locali dal Nord al Sud del Paese, mentre si conferma il diritto dei cittadini a rifiutare le richieste di solerti funzionari troppi solerti che spessso richiedono una caterva di documenti o informazioni già in possesso della pubblica amministrazione

Secondo elaborazioni del dipartimento della Funzione Pubblica effettuate sulla base di un’indagine Istat per il Ministero P.a., il modulo unico coinvolgerà circa due milioni e settecentomila pratiche solo nel campo dell’edilizia tra Scia, Cila, agibilità e comunicazione di fine lavori. Oltre ai privati cittadini, sono poi quasi un milione e quattrocentomila le imprese interessate alle novità.

Il modulo unico scatterà dal primo luglio prossimo. Dal giorno prima ogni Comune dovrà adeguarsi pubblicando sul sito istituzionale i moduli semplificati e standardizzati. Chi non lo farà rischia sanzioni che possono arrivare fino alla sospensione dal servizio, con privazione della retribuzione, da un minimo di tre giorni a un massimo di sei mesi.

Qualche esempio: non potranno più essere richiesti dati e adempimenti che derivano da «prassi amministrative», ma non sono espressamente previsti dalla legge, come appunto il certificato di agibilità dei locali per l’avvio di un’attività commerciale o produttiva. Sarà sufficiente, ricordano le Regioni, una semplice dichiarazione di conformità ai regolamenti urbanistici, igienico sanitari, etc. Inoltre non sarà più richiesta la presentazione di autorizzazioni, segnalazioni e comunicazioni preliminari all’avvio dell’attività. Ci penserà ad acquisirle lo sportello unico per le attività produttive (Suap).

«Con l’arrivo dei moduli unici nazionali i cittadini e le imprese che vogliono aprire un negozio, un bar, o un esercizio commerciale (comprese le attività di e-commerce e di vendita a domicilio) o avviare interventi edilizi, come i lavori di ristrutturazione della propria casa, non dovranno più sottostare a una serie infinita di adempimenti complicati» ha spiegato l’altro giorno il ministro Marianna Madia.

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