I sindacati promettono manifestazioni eclatanti

Fisco: protestano gli 800 dirigenti declassati, a rischio le scadenze di giugno

di Camillo Cipriani - - Cronaca, Economia, Politica

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ROMA –  Tornano a farsi sentire gli 800 dirigenti del fisco dichiarati illegittimi dalla Consulta. Il sindacato Unadis si dice contrario alla soluzione trovata in manovrina e pronto a scatenare la protesta. Stop che potrebbe cadere proprio a ridosso delle scadenze fiscali di fine giugno, con il rischio di generare intoppi anche su Iva e Irpef. Il tutto mentre all’Agenzia delle Entrate si consuma la staffetta tra Rossella Orlandi ed Ernesto Maria Ruffini. Un passaggio accompagnato dalle polemiche, tanto che il ministero dell”Economia è intervenuto. Fonti di via Venti Settembre hanno, infatti, definito infondate le voci che vedono una macchinazione dietro la nomina di Orlandi a vicedirettore dell’Area Territorio.

Insomma alle Entrate c’è fermento, anche perché ormai è partito il conto alla rovescia per l’addio ufficiale a Equitalia, che arriverà il primo luglio, con l’integrazione all”interno dell’Agenzia. E anche in questo caso c’è chi non è d’accordo come il sindacato Dirpubblica, che contro la fusione ha presentato ricorso al Tar del Lazio (l’udienza dovrebbe tenersi il 21 giugno).

Intanto l’Unadis, l’Unione nazionale dei dirigenti dello Stato, mercoledì si riunirà per dire no alla formula tampone inserita in manovra, che proroga di un anno le attuali posizioni organizzative transitorie (Pot) per i cosiddetti ex dirigenti incaricati (circa 700 delle Entrate e un altro centinaio delle Dogane). Tutti declassati a seguito della decisione della Corte Costituzionale, che per quei ruoli ha ribadito la necessità di accesso per concorso. La situazione è diventata insostenibile, perché gli si chiede di lavorare come prima (da dirigenti) ma a basso costo e precari, spiega il segretario generale dell’Unadis, Barbara Casagrande, ricordando che dalla pronuncia della Consulta sono passati due anni: troppo tempo. E avverte: il personale è pronto ad azioni eclatanti e sono stanchi di finire al centro di beghe più politiche.

Il problema delle ingerenze è sentito anche da un altro sindacato, la Dirstat, che commentando il caso Orlandi, rivendica una P.A affrancata dal peso della mano politica. Il cambio di guardia alle Entrate, con Ruffini, ad di Equitalia, al posto di Orlandi, ha sollevato un polverone, con ricostruzioni definite fantasiose dal Mef. E’ invece certo che già da domani la ex numero uno del Fisco siederà al posto lasciato scoperto da Gabriella Alemanno all’area Territorio.

Per l’insediamento di Ruffini ci vorrà probabilmente qualche giorno per passaggi formali. Nel frattempo la ruota del fisco non si ferma, con una serie di scadenze. Nell’anno che ha abbandonato il tax day ci sono due date da ricordare. La prima è il 16 giugno, con 25 milioni di italiani chiamati all’appello per l’acconto Imu-Tasi. L’altra deadline è il 30 giugno, quando scattano i versamenti per Irpef, Irap e Ires (saldo 2016 e acconto 2017), nonché per l’Iva (saldo dello scorso anno).

 

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