La decisione del parlamento regionale

Sicilia: l’Assemblea fa rinascere le province, ribattezzate città metropolitane e liberi consorzi

di Paolo Padoin - - Cronaca, Lente d'Ingrandimento, Politica

In Sicilia tornano in auge le province. Dopo aver conquistato il record negativo di 13 sedute e 10 ore di lavoro in tre mesi, l’Assemblea regionale siciliana mette il turbo prima delle vacanze e in pochi giorni, tra finanziaria bis, sblocco fondi per i dipendenti e riforma dei consorzi di bonifica reintroduce l’elezione diretta per le (ex) province. .

Viene reintrodotto dunque il voto diretto per presidenti e consiglieri nelle ex province seppur ribattezzate città metropolitane e liberi consorzi, messo in calendario nell’ultima seduta utile prima della pausa estiva, con un vero e proprio blitz da parte dei deputati regionali che hanno chiesto il voto immediato e poi l’hanno approvato senza problemi. Così, dalla prossima primavera, quando scadranno gli attuali consigli, si torna al passato, con tanto di «rimborsi spese» per i consiglieri e stipendio del presidente equiparato a quello dei sindaci. I grillini  hanno votato contro e si attendono una messe di consensi anche in conseguenza dell’accresciuto sentimento di antipolitica che suscita questo ritorno al passato.

Il Governatore Crocetta aveva voluto l’abolizione di questi enti già nel febbraio del 2013, eletto da appena quattro mesi. Detto fatto, un mese dopo, mentre Graziano Delrio, appena entrato in Parlamento incominciava a lavorare alla sua riforma per le province delle regioni ordinarie, effettivamente l’Ars approvava la prima norma sull’abolizione delle province e un anno dopo, istituisce i liberi consorzi di comuni. Ad agosto dell’anno scorso poi viene introdotta la norma per le elezioni di secondo livello proprio sulla linea della legge nazionale. Adesso invece si ritorna all’origine con un disegno di legge che, pur non modificando il nome ai liberi consorzi, reintroduce l’elezione diretta. Norma che per il deputato Pd Giovanni Panepinto sarà impugnata poiché in contrasto con la riforma Delrio.

Per il deputato di Forza Italia, Vincenzo Figuccia, primo firmatario della riforma, al contrario, «abbiamo messo fine alla riforma più strampalata di Rosario Crocetta. Le ex province sono state massacrate da scelte scellerate del Pd per cinque anni. Ora si vede un po’ di luce. Torna anche la democrazia con il voto a suffragio universale».

Alla fine, con 32 favorevoli su 47 votanti, a fronte di un’assemblea che conta 90 deputati, la legge passa. Un pratico ritorno al passato. Ma chissà se anche questa volta, come è accaduto in passato, la decisione siciliana non possa costituire uno sprone per la politica nazionale, visti i guasti e le contraddizioni che la riforma Delrio sulle province ha causato e sta causando nel nostro ordinamento, senza aver prodotto particolari risparmi.

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Paolo Padoin

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già Prefetto di Firenze
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