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Barcellona: prevenzione antiterrorismo fallita per dualismo tra polizia regionale e statale

La Rambla, ricoperta di fiori dopo la strage

MADRID – Un esempio eclatante di quanto sia pernicioso il dualismo (e la concorrenza) fra polizia regionale e polizia nazionale è reso evidente da quanto accaduto a Barcellona in occasione del sanguinoso attentato sulla rambla. Quando le autorità della regione autonoma hanno escluso dall’azione di controllo quelle statali per dimostrare la loro efficienza, con risultati catastrofici.

La cellula jihadista dell”imam che ha colpito Barcellona è smantellata, tutti morti o in carcere, le 15 vittime sono state restituite alle famiglie. E in Spagna è l’ora delle polemiche: tra la polizia centrale e quella catalana e sui buchi della sicurezza. Mentre spunta il secondo covo dei terroristi, oltre a quello saltato in aria di Alcanar.

La stampa di Madrid traccia oggi il lungo elenco delle falle nel dispositivo che non hanno impedito i due attentati. Solo gli errori degli inesperti terroristi hanno evitato una strage ancora più grave, ove fosse andato in porto l’attentato alla Sagrada Familia.

Grazie alle rivelazioni di Mohamed Houli Chemlal, il 21enne ferito nell’esplosione del covo di Alcanar, si sa quasi tutto sui preparativi della cellula. Indottrinati e guidati dall’imam Abdelaqui Es Satty, i 12 terroristi si preparavano da mesi indisturbati a colpire con furgoni bomba la Sagrada Familia. Avevano comprato 500 litri di acetone per fabbricare grandi quantità di Tatp, l’esplosivo artigianale dell’Isis, che sarebbe stato usato con 126 bombole di gas e una grande quantità di chiavi, come mitraglia. L’imam aveva previsto di farsi saltare con una cintura esplosiva. In una casa abbandonata in provincia di Tarragona, a Riudecanyes, usata come punto di appoggio dei terroristi, gli inquirenti hanno trovato gli scontrini dell’acquisto l’1 e il 2 agosto dei 500 litri di acetone, oltre a documenti parzialmente bruciati di due componenti della cellula ora morti: Mohamed Hichamy e Younes Abouyaaqoub.

Il Tatp era quasi pronto. Si attendeva solo finisse di asciugare per attaccare il monumento simbolo di Barcellona. Ma mercoledì notte il covo di Alcanar è esploso, probabilmente a causa di una manipolazione sbagliata dell’esplosivo. Sono morti l’imam e un altro terrorista, Chemlal è rimasto ferito. Rimasta senza capo, senza esplosivi, senza ”Piano A”, la cellula ha agito alla disperata. Younes Abouyaaqoub ha noleggiato un furgone e si è lanciato sulla Rambla, indifesa. Altri 5 hanno comprato 4 coltelli e un’ascia in un bazar cinese e hanno attaccato il lungomare di Cambrils. Si sono fatti abbattere.

«Per fortuna l”imperizia ha fatto saltare il loro piano iniziale, scrive El Mundo, che enumera errori e falle. La folla sulla Rambla non era protetta da barriere anti-kamikaze, come invece era stato raccomandato dal ministero degli Interni di Madrid. Il sindaco Ada Colau ha spiegato che non c’erano perché Barcellona è una città aperta. Le solite baggianate dei politici locali, anche italiani, purtroppo. Oggi ha fatto marcia indietro, chiudendo la stalla dopo che sono scappati i buoi: si metteranno barriere fisse e mobili nelle aree pedonali più affollate e verrà rafforzata la presenza di polizia. Nessuno poi si è accorto che a Ripoll un imam – condannato per traffico di droga e collegato nel 2006 con una rete jihadista – stava indottrinando 11 ragazzi in nome di Allah e dell’Isis. Uscendo dal carcere nel 2015 non era stato espulso perché un giudice lo aveva ritenuto non pericoloso per l’ordine pubblico. Anche in Spagna la magistratura brilla per insipienza. Non era sorvegliato, nonostante la polizia belga lo avesse segnalato come sospetto. Ma nessuno ha controllato nulla».

I sindacati della polizia nazionale intanto smascherano i veri intenti della regione autonoma della Catalogna e denunciano che «Guardia Civil e Policia Nacional sono state tagliate fuori dalle indagini dalle autorità indipendentiste catalane. Si voleva trasmettere all’estero l’immagine di uno Stato catalano autosufficiente», accusano. Per la vanagloria e le ambizioni indipendentiste di politici locali si è permessa una strage. Così la più esperta polizia nazionale non ha potuto indagare sull’esplosione del covo, che il primo giorno quella catalana aveva ritenuto un incidente dovuto al gas, non rilevando le tracce di Tatp. «Se si fosse indagato bene, accusano, si sarebbe capito che un attentato era in preparazione: lo sapevano anche i terroristi, per questo si precipitarono ad attaccare». Ma la polizia catalana non si era resa conto di nulla. Abc ricorda anche che i Mossos per giorni hanno escluso fosse collegata con la strage l’auto che giovedì sera ha forzato un posto di blocco sulla Meridiana. Ma al volante c’era il killer Younes Abouyaaqoub. Da giovedì la Guardia Civil insisteva con quella catalana per pubblicare la foto del killer e chiedere l’aiuto della gente. La foto è stata diffusa solo lunedì. Due ore dopo veniva riconosciuto da una donna, e abbattuto.

Ecco i perniciosi effetti dell’autonomia, che in determinati settori non dovrebbe proprio avere voce in capitolo. Ne facciano tesoro i governatori nostrani che, ambiziosi e antistatalisti, come il presidente toscano Enrico Rossi, vorrebbero incentrare in capo ai loro enti e alle autonomie locali tutte le principali competenze, dalla  protezione civile alla sicurezza, senza avere né le strutture né le capacità idonee per far fronte a questi delicati compiti. Debbono restare sottratti alle voraci (di competenze e di quattrini) e pretenziose autorità politiche locali, che buttano tutto in politica, anche le questioni essenziali per la convivenza civile, come ammonisce l’esempio catalano.


Paolo Padoin

Già Prefetto di Firenze Mail

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