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Lavoro: la crisi ha falcidiato gli autonomi, 514.000 posti persi in 9 anni (-8,7%)

ROMA – Mentre l’occupazione dipendente è tornata a crescere, raggiungendo e superando i livelli registrati prima della recessione, i lavoratori indipendenti continuano a sparire: dal 2008 ad oggi l’Italia ha perso circa 514 mila tra commercianti, artigiani, lavoratori in proprio ed altri professionisti. Un calo dell’8,7% che annulla di fatto la ripresa registrata dai lavoratori dipendenti nello stesso periodo. A lanciare l’allarme è Confesercenti, sottolineando che fino a qualche anno fa l’Italia era considerata il Paese dei piccoli imprenditori, ma forse, dopo dieci anni di crisi, non è più così.
E’ una crisi così forte da annullare gli ottimi progressi ottenuti sul fronte dell’occupazione dipendente, commenta il
segretario generale Confesercenti, Mauro Bussoni, evidenziando la mancanza di un piano di intervento per il loro rilancio occupazionale.

Il crollo degli autonomi (nel secondo trimestre 2017 a quota 5,363 milioni, dai 5,877 milioni del 2008), sottolinea ancora Confesercenti, coinvolge praticamente ogni tipo di profilo professionale. Calano i titolari di attività imprenditoriali in senso stretto (-10mila, per una flessione del 3,2%). Più che decimati anche i lavoratori in proprio (sia con dipendenti che senza), che nel 2017 sono complessivamente 3,182 milioni, circa 453 mila in meno (-12,7%)
rispetto al 2008. Dall’ apocalisse del lavoro indipendente non si salvano nemmeno i coadiuvanti familiari, che si riducono di oltre il 21% per circa 84 mila posti in meno rispetto al periodo precedente alla crisi. Crescono invece, ma appena di 34mila unità, pari ad una variazione del 2%, le altre categorie: liberi professionisti, soci di cooperativa e collaboratori.

Renzi non ha fatto niente per questo settore, tanto che il Jobs Act, il più importante intervento sul lavoro degli ultimi due anni, lo esclude. «Già da qualche anno – conclude Bussoni – chiediamo che venga messo in campo un Jobs Act anche per loro: la nostra proposta è di creare un Testo unico del lavoro indipendente, che preveda, fra gli interventi più urgenti, tassazione e contribuzione agevolata per i primi tre anni di attività delle nuove imprese, tutele del reddito in caso di inattività temporanea o di cessazione di attività per crisi di mercato.

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