lEGITTIMO IL BONUS-MANCIA DI pOLETTI

Pensionati beffati: la Corte Costituzionale dice no alla perequazione. E salva le scelte fatte dal governo Renzi

di Ernesto Giusti - - Cronaca, Economia, Politica, Top News

La Corte Costituzionale ha sposato le esigenze di cassa del governo, ritenendo legittimo il bonus Poletti e beffando 5 milioni di pensionati

ROMA – La delusione di oltre 5 milioni di pensionati è forte. La Corte Costituzionale ha stabilito che la scelta del governo Renzi di non accogliere la richiesta di riconoscere la perequazione a tutti è legittima.   Il bonus Poletti, che discrimina fra un pensionato e l’altro,  va bene. La Corte ha respinto le censure di incostituzionalità sollevate, ritenendo che la norma «realizzi un bilanciamento non irragionevole tra i diritti dei pensionati e le esigenze della finanza pubblica». C’era la paura di dover sborsare circa 24 miliardi. Ma non c’è stata nessuna paura, da parte del governo Renzi e nemmeno di quello guidato da Gentiloni, quando si è trattato di dare circa 80 miliardi di euro agli imprenditori che, in cambio, non hanno  garantito posti di lavoro a tempo indeterminato.  Lo Stato ha tradito, ancora una volta, la fiducia di chi ha lavorato  anche 40 anni, versando tasse e contributi alti, con la certezza di avere aspettative di reddito sicure una volta in pensione.  La Corte, in  sostanza ha detto: il diritto c’era, ma i soldi mancano e quindi non si ammettono le perequazioni. C’è da chiedersi che cosa sarebbe successo, e che cosa avrebbero detto i sindacati confederali, se questa scelta, invece di Renzi e Gentiloni, l’avesse fatta un governo di centrodestra. O, a suo tempo, la vecchia Dc.

«La Corte costituzionale – si legge nel comunicato diffuso dalla Corte al termine dalla camera di consiglio, che si è aperta stamani alle 9.30 – ha respinto le censure di incostituzionalità del decreto-legge n. 65 del 2015 in tema di perequazione delle pensioni, che ha inteso dare attuazione ai principi enunciati nella sentenza della Corte costituzionale n. 70 del 2015. La Corte ha ritenuto che – diversamente dalle disposizioni del “Salva Italia” annullate nel 2015 con tale sentenza – la nuova e temporanea disciplina prevista dal decreto-legge n. 65 del 2015 realizzi un bilanciamento non irragionevole tra i diritti dei pensionati e le esigenze della finanza pubblica».

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Ernesto Giusti

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