Le discussioni sulla sentenza della cassazione

Minori accompagnati a scuola, fra magistratura, amministrazione, politica il problema non è risolto

di Paolo Padoin - - Cronaca, Lente d'Ingrandimento, Politica

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Una recente sentenza della Cassazione che ha confermato la condanna di un docente e di un preside per non aver consegnato a un adulto un bambino uscito da scuola (e poi morto investito da un bus). Subito un putiferio di polemiche sociali e politiche. In altro articolo abbiamo illustrato la situazione, diversa, in quasi tutti i paesi europei.
La vicenda su cui la suprema Corte si è pronunciata è relativa alla morte di un ragazzino di 11 anni a Firenze quindici anni fa. Era uscito da scuola ed era stato investito da un autobus. La Cassazione ha ritenuto che il coinvolgimento di un minore in un incidente fuori dal perimetro scolastico non esclude la responsabilità della scuola. Secondo i giudici l’obbligo di vigilanza in capo all’amministrazione scolastica, discendeva da una precisa disposizione del Regolamento d’istituto, ma il ministero dell’istruzione precisa che la responsabilità della scuola sussiste non solo se il Regolamento di istituto impone al personale scolastico compiti di vigilanza: “In realtà – si legge in una nota del ministero di Viale Trastevere – la responsabilità della scuola si ricollega più in generale al fatto stesso dell’affidamento del minore alla vigilanza della scuola”.
La differenza tra un alunno delle scuole medie e uno delle superiori è nell’art. 591 del codice penale, che recita testualmente: “Chiunque abbandona una persona minore degli anni quattordici […] e della quale abbia la custodia o debba avere cura, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni”. Nel codice penale è specificato che per i minori di quattordici anni è prevista una presunzione assoluta di incapacità. Quindi seppure entrambi minori, esiste una differenza sostanziale tra un tredicenne e un sedicenne. Quest’ultimo infatti può tranquillamente uscire da solo da scuola, può prendere la patente per il motorino e se, vuole, può anche andare all’estero da solo.
La politica si farà carico di risolvere le questioni relative all’accompagnamento e della ripresa dei minori di 14 anni a scuola, tema che continua ad essere al centro di polemiche. Mentre il ministro dell’Istruzione, Valeria Fedeli, ha annunciato di aver posto il tema all’attenzione del Consiglio dei Ministri. Mentre il segretario del Pd, Matteo Renzi, ha annunciato un emendamento del suo partito per modificare le regole: «siano i genitori a scegliere e ad assumersi le responsabilità. Senza scaricarle sui professori, ma senza costringere per forza un ragazzo di terza media a farsi venire a prendere a scuola», ha scritto su Facebook aggiungendo che «la Buona Scuola non c’entra niente, a dispetto delle bufale diffuse ad arte». L’associazione sindacale Anief difende i dipendenti degli istituti scolastici: «la scuola non è un albergo, si chiarisca che la culpa in vigilando vale solo in orario didattico».
Anche in questo caso leggi, burocrazia e magistratura si sono messi di lena per complicare le cose. Ci sono voluti 11 anni per avere una pronuncia definitiva, un tempo biblico. E senza l’intervento della magistratura politica e amministrazione sono rimaste inerti. E’ tempo adesso che la politica intervenga per risolvere, ma confidiamo poco nella sua celerità, nonostante le assicurazioni di Renzi e della ministra Fedeli.

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Paolo Padoin

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già Prefetto di Firenze
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