Il Vaticano agisce ad ampio raggio in favore dei migranti

Migranti: il Vaticano vuol dettare le regole dell’accoglienza (in 20 punti) anche all’Onu

di Ezzelino da Montepulico - - Cronaca, Economia, Lente d'Ingrandimento

Dopo aver ampiamente interferito su accoglienza ai migranti e ius soli nel territorio domestico (in Italia), raccogliendo scarso successo, Papa Francesco cerca adesso d’interferire su un orizzonte più vasto, in linea con il ruolo universale di un Pontefice. E detta quindi 20 regole ben definite all’Onu che si appresta a fissare i principi per il nuovo Global Compact per migranti e rifugiati, l’accordo che sarà adottato dalle Nazioni unite nel 2018.

«Nessuno Stato può gestire da solo le mobilitazioni» è l’assunto di base della Dichiarazione di NewYork, che punta a stabilire un approccio comune alle migrazioni in tutto il mondo. Ed è proprio da qui che il Vaticano offre 20 punti d’azione, venti suggerimenti che si propongono come una guida teorico-pratica ai responsabili politici e a tutti coloro che sono interessati a migliorare la situazione dei migranti, dei rifugiati, dei richiedenti asilo e degli sfollati più vulnerabili.

La migrazione dovrebbe essere considerata non come un fenomeno nuovo, è la premessa del Vaticano, ma come la risposta umana alle crisi (persecuzioni, violenze, disastri naturali, povertà, guerra) che spingono queste persone ad abbandonare il proprio Paese e una testimonianza del desiderio innato di ogni essere umano verso la felicità e una vita migliore. Il piano è stato preparato dalla Sezione migranti e rifugiati del Dicastero per la promozione dello sviluppo umano integrale che, prima di stendere il documento ha consultato varie Conferenze episcopali e diverse Ong cattoliche che operano nel campo.

I venti punti, che sono stati approvati da Papa Francesco, condensano le migliori “best practices” adottate dalla Chiesa cattolica in risposta ai bisogni di migranti e rifugiati in tutto il mondo e, pur non esaurendo l’insegnamento della Chiesa al riguardo, forniscono considerazioni e prospettive che possono essere utilizzate per sviluppare il dialogo dei cattolici con i propri governi per orientare la loro posizione nei confronti del Global Compact.

Partendo dal primo verbo (accogliere), alcuni dei punti del documento vaticano riguardano ad esempio l’istituzione di canali sicuri, legali e organizzati per migranti e rifugiati al fine di proteggere le loro vite e si suggerisce ai governi di evitare espulsioni arbitrarie e di massa che non tengano conto delle situazioni personali, come ad esempio i ricongiungimenti familiari o le situazioni di guerra dei Paesi di provenienza. Migranti, richiedenti asilo e rifugiati devono innanzitutto essere accolti e protetti come essere umani, con dignità e pieno rispetto dei loro diritti, indipendentemente dal loro status migratorio.

Attualmente, la durata media dell’esilio per chi fugge dal proprio paese in guerra, sottolinea il Vaticano, è di 17 anni. E anche per chi non fugge dalla violenza ma dalla povertà, in cerca di una nuova vita più dignitosa, la permanenza può essere altrettanto lunga.

Per questo motivo, gli Stati ospitanti, suggerisce la Santa sede, invece di fornire solo risposte di emergenza e servizi di base, dovrebbero assicurare strutture che consentano a queste persone di crescere ed integrarsi, contribuendo allo sviluppo del paese ospitante.

Particolare attenzione viene inoltre chiesta per i rimpatri anche volontari, perché siano adeguatamente supportati e non aggravino situazioni già critiche.

C’è poi tutta una sessione dedicata ai diritti e alla dignità dei rifugiati e dei migranti dove viene evidenziato il loro apporto sociale positivo se incanalato secondo le giuste che ne impediscano lo sfruttamento ma al contrario valorizzino le loro capacità e le loro conoscenze. Un’attenzione particolare poi è riservata ai minori, i più vulnerabili per i quali il Vaticano richiama la Convenzione dei diritti del bambino e suggerisce politiche che ne garantiscano l’effettiva tutela.

Un’ampia panoramica è quella sull’integrazione e la solidarietà, dove in vari punti si illustrano soluzioni che possano facilitare i rapporti con le comunità ospitanti, ma anche l’accesso all’istruzione e al mercato del lavoro. Sembra che nessun punto sia espressamente dedicato al rispetto dei diritti e dei costumi delle società che accolgono, che la Chiesa evidentemente non considera degne di attenzione e di tutela.

Si tratta di indicazioni che sono però difficilmente applicabili dai singoli Stati, colpiti da crisi che durano da lungo tempo e che si trovano in difficoltà per assicurare livelli di vita dignitosi a buona parte delle loro popolazioni, visto che anche in Italia -nonostante i proclami di renzi – è aumentata sempre più la quota di connazionali al limite dello stadio di povertà. In questa situazione sarebbe opportuno razionalizzare la politica degli ingressi, altro che aprire le porte a tutti.

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Ezzelino da Montepulico

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