Corruzione: la ricetta di Stefano Parisi, per combatterla aboliamo l’Anac di Raffaele Cantone

ROMA – Finalmente qualcuno lancia la proposta (sicuramente politicamente non corretta, ma giusta) di abolire l’uomo della provvidenza e l’Ente creato da Renzi per combattere la corruzione. Con il risultato che la corruzione è rimasta (ne fanno fede le tante indagini della magistratura, compresa quella sull’Expo 2015 di Milano, fiore all’occhiello di renzi e Sala), ma le procedure si sono complicate all’infinito e inutilmente bloccando molte procedure. Questo è il risultato dell’azione del governo del rottamatore.
Adesso Stefano Parisi, fondatore di Energie per l’Italia, sfidando l’impopolarità, propone l’abolizione dell’Anac: «L’Anac va abolita alla prima riunione del Consiglio dei ministri della prossima legislatura, insieme al nuovo codice degli appalti. Affidare le competenze Anac a una Corte dei conti riformata, capace di un effettivo controllo di gestione delle amministrazioni pubbliche. Nessun accordo internazionale obbliga l’Italia a creare un mostro giuridico che vigila, emana regole sulla cui applicazione vigila, dà pareri su quelle stesse norme. Determinando confusione normativa e deresponsabilizzazione, perché le pubbliche amministrazioni sono immobili in attesa di un parere
dell’Anac. Per tutelarsi e non rischiare. I dati Ance dimostrano come le numerose disposizioni che il codice dei contratti pubblici rinvia all’Anac stiano ritardando e complicando enormemente gare e appalti. Quanto agli arbitrati per le banche fallite, lo stesso Cantone ammette che le procedure preliminari non si sono ancora concluse. In discussione – precisa – non è la necessità di contrastare la corruzione prevenendola. C’è l’efficacia del”azione dell’Anac».
Tutto giusto, salvo la soluzione proposta perché la Corte dei Conti si è dimostrata in tutti questi anni inefficace contro la corruzione quanto o ancor più dell’Anac.
