Per fortuna danni molto limitati

Brucia la Sacra di San Michele, antica Abbazia che ispirò il romanzo di Eco Il nome della Rosa

di Paolo Padoin - - Cronaca, Cultura, il Blog di Paolo Padoin, Lente d'Ingrandimento

Un incendio è divampato ieri in serata alla Sacra di San Michele, antica abbazia monumento simbolo della Regione Piemonte e luogo che ha ispirato Umberto Eco per il best seller Il nome della Rosa. Le fiamme hanno bruciato il tetto del monastero, dove erano in corso lavori di ristrutturazione, situato in alto, sulla roccia, all’imbocco della Valle di Susa. Sul fatto in sé e per accertarne cause e eventuali responsabilità sono all’opera Carabinieri e Vigili del fuoco.

Io vorrei portare una testimonianza personale, visto che per quasi tre anni, da prefetto di Torino impegnato nella disfida con i No Tav e con i problemi di sicurezza dell’Autostrada del Fréjus (esercitazioni per interventi nel tunnel, contatti con le autorità francesi). ho percorso centinaia di  volte quel tratto di autostrada che passa sotto la montagna al culmine della quale sorge l’antica Abbazia, che si scorgeva bene soprattutto nelle giornate limpide. E mi duole che in quel periodo non ho trovato il tempo di fare più di una visita a quel famoso monumento, che ho potuto vedere solo una volta, ricordando i vari scenari nei quali si muoveva, nel famoso film tratto dal romanzo di Umberto Eco, Sean Connery, nel ruolo del frate francescano Guglielmo da Baskerville.

 

L’Abbazia ogni anno è visitata da centomila persone provenienti da tutto il mondo. Si chiama così perché è dedicata al culto dell’Arcangelo Michele, fra l’altro patrono della Polizia di Stato, e s’inserisce all’interno di una via di pellegrinaggio lunga oltre 2000 chilometri che va da Mont Saint-Michel, in Francia, a Monte Sant’Angelo, in Puglia. Dall’alto dei suoi torrioni si possono ammirare il capoluogo piemontese e un panorama mozzafiato della Val di Susa, quella bella valle che ho percorso tante volte, e della quale ho potuto apprezzare le bellezze paesaggistiche, le tradizioni e le squisite specialità gastronomiche.

All’interno della Chiesa principale della Sacra, risalente al XII secolo, sono sepolti membri della famiglia reale di Casa Savoia. Tra i suoi elementi più suggestivi la statua di San Michele Arcangelo creata dallo scultore altoatesino Paul dë Doss-Moroder, lo Scalone dei Morti con il Portale dello Zodiaco e la leggendaria Torre della Bell’Alda. Ospita anche il museo del quotidiano, che raccoglie oggetti d’uso di altri tempi, una biblioteca con circa 10.000 volumi e, ancora, sepolcri, archi, portali e opere pittoriche.

Ma torniamo allo spiacevole evento di ieri, che per fortuna sembra non aver avuto gravi conseguenze, visto che le fiamme hanno interessato solo il tetto del monastero, che sta ai piedi dell’abbazia, dove vivono i padri rosminiani. Oggi ci sarà una prima stima, ma sin da subito è stato assicurato che nessuna parte del monumento simbolo del Piemonte è stata danneggiata. Le stanze dei padri rosminiani sono inagibili così come alcuni uffici, ma nessuna delle preziosissime opere architettoniche dell’abbazia o gli oggetti di culto custoditi all’interno sono stati danneggiati, almeno così sarebbe emerso da un primo sommario sopralluogo della soprintendenza delle Belle Arti di Torino.

Il Presidente della Regione Sergio Chiamparino, recatosi anche lui oggi sul posto. ha comunicato che nel  bilancio regionale esiste una disponibilità residua dei Fondi di sviluppo e coesione per il Piemonte, che si stima sufficiente per far fronte ai danni subiti. Una buona notizia perché in tal modo si potrà subito far fronte ai danni subiti.

E così potrà presto tornare all’antico splendore il monumento simbolo del Piemonte, il luogo che ha ispirato  Umberto Eco per il best-seller “Il nome della Rosa”, l’ antichissima abbazia costruita tra il 983 e il 987 a 40 chilometri da Torino. All’interno della chiesa principale della Sacra, risalente al XII secolo, sono sepolti membri della famiglia reale di Casa Savoia. I pellegrini che vi si recano attraversando la via Francigena, (da secoli è tappa dei pellegrinaggi tra l’Europa e l’Italia) potranno ancora  ammirare, dall’alto dei suoi torrioni, il capoluogo piemontese e un panorama mozzafiato della Val di Susa.  Un panorama splendido, che anch’io, ormai dieci anni or sono, ho avuto la fortuna di ammirare fra una riunione e l’altra con i prefetti e le autorità francesi.

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Paolo Padoin

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già Prefetto di Firenze
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