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Omicidio Pamela: resta in carcere il nigeriano accusato anche di vilipendio e occultamento di cadavere

MACERATA – Resta nel carcere di Montacuto ad Ancona Innocent Oseghale, il 29enne nigeriano accusato di omicidio, vilipendio e occultamento di cadavere in relazione alla morte della 18enne romana, Pamela Mastropietro, allontanatasi da una comunità di recupero di Corridonia, il cui cadavere smembrato è stato trovato in due trolley nelle campagne di Pollenza. Il gip di Macerata Giovanni Manzoni ha convalidato l’arresto e disposto la custodia cautelare in carcere. Ma neppure davanti al magistrato Oseghale,  ha rotto il silenzio. Come davanti al pm Stefania Ciccioli, si è avvalso della facoltà di non rispondere.

Le indagini sul caso Mastropietro vanno avanti: troppi i punti ancora da chiarire. A partire dalle cause della morte, che potrebbe essere stata causata da overdose, cause naturali o violente. Gli investigatori dei Carabinieri hanno ricostruito tutte le tappe fatte dalla 18enne,
dall’allontanamento dalla comunità Pars di Corridonia nel primo pomeriggio del 29 gennaio. L”arrivo a Macerata in treno da
Corridonia, la notte trascorsa alla nella stazione ferroviaria. Il giorno seguente una puntata ai giardini Diaz, luogo di ritrovo di spacciatori, dove sarebbe avvenuto l”incontro con Oseghale, carta di soggiorno scaduta e precedenti per reati legati agli stupefacenti. Pamela viene vista poi in via Spalato, una delle tappe di Luca Traini nel suo percorso di fuoco. Alcuni commercianti la ricordano: ha acquistato dei dolcetti in una panetteria e una siringa in una farmacia. Insieme a lei c’è ancora Oseghale, qualcuno li vede avviarsi verso l’appartamento
del nigeriano al n. 124. Non si sa che cosa sia accaduto in quella casa. Pamela verrà trovata, il cadavere fatto a pezzi in due trolley, nelle campagne di Pollenza. Nell’appartamento i carabinieri del Ris scoprono i suoi vestiti insanguinati, lo scontrino per l”acquisto della siringa e macchie di sangue in vari locali, sequestrano coltelli di grosse dimensioni e una piccola mannaia. Un altro testimone, un camerunense, racconta di avere portato in auto Oseghale con i trolley fino al punto in cui poi verranno trovati la mattina dopo. Insieme all’acquisto
di taniche di candeggina (forse per pulire l”appartamento), ce ne è abbastanza per far rimanere il nigeriano in carcere.
Ma gli accertamenti continuano, anche sulle condizioni del corpo, che ha subito mutilazioni non necessarie per ridurre il cadavere e metterlo nei due trolley.

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Paolo Padoin

Già Prefetto di Firenze Mail

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