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Diktat di M5S: «Di Maio premier o niente governo». Ma Salvini a Porta a porta: «Errore, ha vinto il centrodestra»

Luigi Di Maio e Mtteo Salvini

ROMA – Il Movimento 5 stelle preme sull’acceleratore. Vuole il presidente del consiglio perchè deve a ogni costo portare a casa qualcosa che assomigli al reddito di cittadinanza. Altrimenti addio credibilità. Ma il reddito di cittadinanza può far saltare il banco dell’Italia a Bruxelles: anche perchè assomiglia all’aiuto di Stato a chi non lavora.  «Il governo non si può fare se non sarà fatto premier Luigi Di Maio. Il voto dei cittadini va rispettato». A dirlo è ai microfoni di 24 Mattino, su Radio24, il deputato M5S Alfonso Bonafede. Il reddito di cittadinanza? «Si farà, senza se e senza ma», sottolinea Bonafede che, sull’ipotesi di un accordo con Silvio Berlusconi per il governo, ribadisce: «Di Maio non farà mai il Nazareno».

Ma Salvini attacca: «Se Di Maio dice o io premier o niente non è il modo giusto per partire. Se Di Maio dice o io o nessuno sbaglia, perché a oggi è nessuno. Non puoi andare al governo dicendo o io o niente, altrimenti che discussione è?. La Lega ha già fatto passi indietro per far partire il lavoro della Camere ma non è che possiamo fare passi indietro su passi indietro. Tutte le persone che sto incontrando mi dicono adesso passate dalle parole ai fatti – ha spiegato Salvini alla registrazione di Porta a Porta -, il mio obiettivo è la cancellazione della Fornero, la riduzione delle tasse, il controllo dei confini, l’espulsione dei clandestini. Da quello riparto, lo proporremo come centrodestra unito, la coalizione che ha vinto è una squadra. Da soli non si va lontano. Io sono pronto, c’è una squadra pronta.  L’Italia non può permettersi preclusioni, arroccamenti o capricci.  Noi proporremo una idea di Italia ai Cinque Stelle, che non duri 5 mesi ma 5 anni. Non pretendo di imporre il mio pacchetto, ma tutti devono ritenersi provvisori su questa terra, a maggior ragione nel governo. Siamo a fine marzo, spero che entro un mese qualcuno possa giurare al Quirinale».


Sandro Bennucci

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