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I punti di convergenza e di frizione dei programmi di Lega e M5s. Si cerca una base per il futuro governo

Luigi Di Maio e Matteo Salvini

Mentre nel salotto di Porta a Porta va in scena la disfida del premierato fra Salvini e Di Maio (tocca a me perché ha vinto la coalizione di centrodestra, no tocca a me perché il M5S è il partito più votato), qualcuno, molto più saggiamente va sul concreto e cerca di estrapolare dai programmi presentati da Lega e M5S una base comune che potrebbe costituire il programma di governo. Anche se restano diversi punti di frizione, quasi inconciliabili, che andranno in qualche modo contemperati. A cominciare dal reddito di cittadinanza, cavallo di battaglia sul quale il M5S ha costruito il suo successo soprattutto al Sud, facendo credere ai cittadini di poter avere un sostentamento dallo Stato senza fatica. Intervento osteggiato dalla Lega e poco gradito anche all’Europa.

Il sito PMI si è dunque sbizzarrito e ha osservato che il solo punto di contatto evidente fra i programmi del Movimento 5 Stelle e della Lega è rappresentato dal capitolo previdenziale, con le proposte di pensione anticipata con 41 anni di contributi o  quota 100. In tema di previdenza ci si incontra sulle misure di flessibilità in uscita: superamento della Legge Fornero, con una nuova possibilità di pensione anticipata per tutti dopo il raggiungimento dei 41 anni di contributi, oppure con la maturazione della quota 100 (somma di età anagrafica e contributi).

I 5 Stelle propongono staffetta generazionale nelle aziende e ampliamento categorie lavori usuranti, mentre la Lega è favorevole a equiparazione aliquote parasubordinati e artigiani, al 23%, nuova salvaguardia esodati, agevolazioni previdenziali per le donne con figli.

Altri punti di contatto fra i due programmi: potenziamento opzione donna, blocco adeguamenti età pensionabile alle aspettative di vita. Pur con differenze operative, in questo caso i programmi potrebbero essere rielaborati per poter convergere, mentre su altre questioni, relative al bilancio, al regime fiscale, alle posizioni sull’Europa un accordo sembra più difficile.

Politica economica
Per quanto riguarda le politiche economiche, le distanze maggiori riguardano le proposte fiscali. Un altro scoglio potrebbe essere rappresentato dal fiscal compact e in generale dai programmi sulle politiche economiche europee. Lega e M5S sono fra i grandi partiti le due formazioni più caratterizzate dal cosiddetto anti-europeismo, che però in entrambi i casi si è mitigato negli ultimi tempi. Nessuno dei due partiti teorizza più l’uscita dall’euro. Entrambi sono favorevoli alla riscrittura dei trattati, a partire dai vincoli di bilancio.

Europa
La Lega ha una connotazione più rigida su questi punti, e continua a non escludere l’ipotesi di uscire dall’Unione Europa. La Italexit, insomma, sull’esempio di quanto avvenuto in Gran Bretagna con la Brexit, è uno scenario che il partito guidato da Matteo Salvini non esclude, condizionandolo anzi alla ridiscussione di tutti i trattati. Lo schieramento guidato da Luigi Di Maio ha invece un programma più articolato di revisione delle regole europee, con una modifica radicale dell’interna governance economica, a partire dal fiscal compact. C’è da considerare però che l’ipotesi  di governo 5Stelle-Lega potrebbe includere anche altre forze del centrodestra, con Forza Italia che quindi mitigherebbe i programmi leghisti legati alle questioni europee.

Tasse

Sulle tasse, invece, la distanza è più marcata. La proposta della Lega è la flat tax al 15%, il Movimento5Stelle propone un programma di riduzione delle aliquote IRPEF. La flat tax leghista si applicherebbe al reddito familiare, con un meccanismo di due scaglioni, sopra e sotto i 35mila euro, con una deduzione fissa di 3mila euro. Per evitare riflessi negativi sui redditi più bassi, per i quali il nuovo sistema potrebbe non essere conveniente, si mantiene una no tax area, fino a 7mila euro annui, si prevede che tutti i redditi famigliari fino a 15mila euro possano, se più conveniente, applicare il vecchio sistema delle aliquote.
Il programma fiscale del M5S prevede invece la riduzione delle aliquote IRPEF, che diventerebbero tre, e una no tax area da 8mila a 10mila euro. La nuova tassazione: 23% per i redditi fra 10mila e 28mila euro, 37% fra i 28mila e i 100mila euro, e 42% sopra i 100mila euro. I 5Stelle prevedono poi specifiche misure sulle imprese e sui professionisti: dimezzamento dell’IRAP, deducibilità IMU immobili strumentali al 40%, potenziamento regime dei minimi.

Come si vede un puzzle difficile da districare, al di là della contesa sul premierato. Ma i due litiganti fanno i conti senza l’oste, nel caso di specie il Presidente Mattarella, che per ora si limita ad osservare e ha rimandato le consultazioni a dopo Pasqua. Può anche darsi che Mattarella provi a individuare un premier che metta d’accordo i contendenti, un premier al di sopra delle parti, e il nome che si fa più spesso è quello di Cottarelli, anche se Forza Italia, in cerca di recuperare peso e credibilità, avanza nuovamente l’ipotesi Frattini.

Intanto pensiamo a gustarci la colomba pasquale, poi seguiremo le mosse, prudenti e attente come suo costume, del Capo dello Stato, sperando (ma ne siamo quasi certi) che non segua le orme di Re Giorgio Napolitano che per quattro lunghi anni ha sospeso la democrazia infischiandosene del parere della popolazione, che chiedeva di poter dire la sua, come normale in una democrazia, per la scelta dei suoi governanti.


Ezzelino da Montepulico


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